Un film blog worthy, sta girando in questi giorni su Sky Cinema, visto per caso e mi è piaciuto molto.
Iraq, soldati USA, squadra artificieri. Girato molto bene, non è il classico “rambo” movie, ma un film più ragionato, forse più umano su quella che è la vita di un soldato e cosa la guerra possa significare per lui. Non è neanche però uno di quei film superpallosi, si tratta pur sempre di un film di guerra!
Rece molto essenziale, ma non mi va di rovinare il film, cosiglierei anche di non vedere il trailer che fa un po’ di spoiler su come evolve la trama, ma se vi volete far del male eccolo, è l’originale inglese, quello in italiano è a fondo post.
Le attese erano tante dopo l’incredibile lavoro fatto con Helvetica, ma Objectified rimane una spot di ciò che design è e può fare, troppo superficiale per poter essere un must see, è giusto un’esercizio di stile, peccato perchè l’argomento era davvero infinito e forse questo ha un po’ spaventato.
E’ confezionato come Helvetica, stesso regista, stesse inquadrature, perfino stessa colonna sonora (El Ten Eleven su tutti) ma non è Helvetica in rapporto alla sostanza del messaggio o della ricerca, e anche se passano sullo schermo alcuni tra i migliori designer è tutto un po’ troppo scontato.
Consigliato a tutti quelli che non sanno chi sia Jonathan Ive e cercano una introduzione a cosa ci si riferisce con la parola design. Tutti gli altri che conoscono Jonathan Ive per il suo lavoro in Apple: iMac, iPhone, iPod (you name it, he’s behind it) possono riguardarsi Helvetica e rimpiangere le potenzilità di Objectified.
Finalmente un film sci fi (di fantascienza per i profani) che presenta azione e effetti speciali esagerati senza che questi diventino il solo punto di interesse del film ma al contrario sono mostrati in funzione di una trama dai risvolti tutt’altro che banali.
Apertura: gli alieni sono tra noi. Rinchiusi in una specie di campo di concentramento a cielo aperto, chiamato district 9, vivono oltre 1 milione di grossi insetti antropomorfi. Odiati dalla città che li ospita, Johannesburg, una missione per spostare il distretto 9 lontano dalla città viene messa in atto.
Da lì in poi 2 ore per niente scontate e con una trama consistente pur restando nella sfera dei blockbuster movie.
Diverse le riflessioni che il film apre: la scelta della location, il South Africa, non può essere casuale quando gran parte della trama parla di segregazione, odio, vendetta, parole e concetti fin troppo noti durante l’apartheid.
Senza dir nulla sul finale si può però dire che un seguito visto i numeri registrati al botteghino è quantomeno probabile, se non certo; speriamo non rovinino tutto come già troppe volte è successo con i sequel.
Nelle sale UK da venerdì 4 settembre, per l’Italia non so, ma quando arriva andate a vederlo, merita una visone sul grande schermo.
Dopo anni di rumors, indiscrezioni e interviste fumose, finalmente è uscito il tanto atteso nuovo film di Tarantino: Inglorious Basterds.
Io sono a Londra e qua la data di lancio era il 19 agosto (16 per le anteprime) in Italia non so quando uscirà, ma non credo manchi poi tanto.
Chiunque sia un fan di Tarantino o almeno interessato al personaggio sa che il suo sogno nel cassetto, il suo grande progetto è sempre stato Inglorious Basterds e se siete alla ricerca di 2 ore e mezza di massacri e grottesco tutto ambientato durante la seconda guerra mondiale con tanto di nazi, Hitler, Goebbels, Churchill e Francia occupata.
Ma la ricostruzione storica non è davvero il forte di questo film, semmai sono i dialoghi (la scena del pub o la si ama o la si odia) e il generale senso di attesa verso un finale che si scontato nel suo punto di arrivo ma non nel tragitto.
Non mancano i punti di riferimento di Tarantino: la scelta, varie storie che si intrecciano, un po’ di pop culture (dell’epoca) e varie citazioni. Nella versione inglese si parla in 4 o 5 lingue diverse e metà del film passa più o meno con i sottotitoli.
Certo la profondità e intimità di Jackie Brown ce li scordiamo e anche la fluidità di Pulp Fiction si è persa per strada, la tensione de Le Iene si perde già al 2 capitolo (il film è diviso in 5 capitoli) e 2 ore e mezza sono effettivamente troppe per raccontare una storia che è semplice semplice.
Questa è una celebrazione dell’ego di Tarantino in tutto il suo cafonalissimo splendore, se siete fan dovete per forza vederlo, a tutti gli altri.. riguardatevi a casa Le Iene, Pulp Fiction, Jackie Brown o Kill Bill e risparmiate qualche £ o € che male non fa.
P.S. Brad Pitt non è niente di che e lo si vede si e no 10 minuti, l’unico personaggio che tiene in piedi tutto il film è il colonnello Hans Landa rinominato “the Jew Hunter” e interpretato da un grande Christoph Waltz che non a caso ha vinto la palma come miglior attore a Cannes per il ruolo.
Extended version: it’s a classic and still brand new, Sam Rockwell it’s terrific and the story… Wow!
Let me say something without spoilering the plot: moon station 2026, 3 years contract, 2 week left, solo mission (well not so solo after all!) and that’s only the beginning.
If you have loved 2001 Space Odissey, can’t miss it!
Oggi mini maratona all’Odeon di Milano per vedere Watchmen e The Wrestler.
Partiamo dal cinema: in centro, dietro alla Rinascente a due passi da Piazza Duomo, bella la sala 1 dove hanno proiettato Watchmen, un po’ meno la sala 4 insonorizzata male (si sentivano i bassi della sala 1..) e con un proiettore che sembrava una cinquecento abarth dal casino che faceva.
Giudizio sintetico: un film sopravvalutato, 3 ore di buonismo e luoghi comuni neo borghesi. L’unico motivo che spinge a vederlo finire è appunto capire come finisce (e finisce come tutti si immaginano tra l’altro).
Giudizio esteso: premetto che forse non è il genere di film che mi appassionano ma questo no toglie che apprezzo un bel film quando lo vedo, e questo non è stato il caso. Non credo che aggiungerò molto a quello detto nel giudizio sintetico, perchè non c’è poi altro da aggiungere. Il film è troppo lungo, 3 ore di film sono tante, se poi farcite di una trama scontatissima che potrebbe essere studiata per quanto sia sintesi di tutti i luoghi comuni cinematografici (da qui in poi spoiler!) si arriva ben oltre il limite di sopportazione umana: Read More »
It’s a mess! Forse per tenere fede al casino che si crea spiegando la differenza tra 2 Many Dj’s, Soulwax, Radio Soulwax, il documentario dei Soulwax sui Soulwax manca di un filo logico, è una raccolta di pareri da diversi DJ/musician (LCD Soundsystem, Justice, Tiga, Klaxons and many others..) su chi sono e cosa fanno i Soulwax, internezzati da spezzoni di live, e tanta buona musica.
I Justice hanno filmato il loro tour in nord america, A Cross The Universe è il risultato. Disponibile in DVD (ma lo trovate anche su torrent).
Si confermano grandi performer live e dei pazzi; condensati in 1 ora abbiamo concerti fantastici e la vita da rockstar (o electrostar?) del duo francese che consiste in: party, foto, cazzate, armi, sesso, risse, arresti e avvelenamento di scoiattoli.
Un documento piacevole e significativo su cioè che accade dietro le quinte di un tour e nella testa dei Justice.
P.S. Se parlassero in inglese invece che francese sarebbe meglio, per fortuna ci sono i sottotitoli.
Talvolta si da per scontato qualcosa, in fondo abbiamo sempre saputo che c’era molto più da sapere al riguardo, ma per pigrizia, mancanza di tempo o di indizi abbiamo sempre continuato ad assumere che tutto sia semplicemente come è, poi ad un tratto un evento riesce a farci cambiare prospettiva, e istantaneamente non possiamo più fare a meno di notare quanto affascinanti possano essere anche le più piccole cose, e quanta passione, storia, lavoro e impegno c’è dietro di loro.
L’evento che mi ha fatto cambiare prospettiva è Helvetica. Read More »
Se avete visto Il Divo e The Dark Knight, non potete lasciarvi sfuggire The Dark Divo, bel mash up by ildeboscio (qualche giorno prenderò una loro maglietta).
Siete in casa, nel cuore della notte, in una località disabitata, una ragazzina vi bussa alla porta e vi chiede “c’è Tamara?”
Tutto quello che dovete fare è spararle un colpo in testa subito e tornarvene alla vostra vita, nel caso non lo faceste il risultato sarebbero 1 ora cinematografica e poco più di attesa, suspense, fughe, inseguimenti e nascondigli.
The Strangers, interpretato da Liv Tyler e Scott Speedman, nei cinema in questo momento, è un horror poco horror e in fondo banale nella storia ma che si propone sullo schermo in modo intrigante. Consigliato per passare una serata al cinema senza troppe pretese, si tratta alla fine di entertainment.
Si dice che la trama sia tratta da una storia realmente accaduta al regista nella sua infanzia(Bryan Bertino), e che in parte sia ispirato ai delitti compiuti dalla setta di Manson (link).
Non c’è molto da dire: ritroviamo i protagonisti di Saw 4, Hoffman il discepolo dell’enigmista e Strahm l’agente dell’FBI che ha capito tutto e per il resto del film cerca di incastrare Hoffman, intanto sullo schermo passa l’ennesimo gruppo di persone messe di fronte alla scelta tra una sofferenza nel presente con la promessa di una vita in futuro o l’inevitabile morte.
Sarà che siamo arrivati al 5° capitolo, sarà che si è persa per strada la tensione, resta il fatto che Saw 5 è un film piatto, poco energico nella trama come nella narrazione, rimane qualche scena splatter ad alzare l’adrenalina dell’assopito spettatore.
Il finale è banale e scontato quanto il trenino ai cenoni di capodanno e anche la morale del gruppo contro l’individualità è tanto buonista/progressista che ci si chiede dove è finito il politicamente scorretto Saw che si leva contro il buonismo del sistema giudiziario e mette in atto un massacro in nome della redenzione.
Ho letto che è in realizzazione il 6° capitolo della saga e si pensa già al 7°, forse è il caso di un ripensamento generale della serie o di questo passo i prossimi a finire in un “gioco” dell’enigmista potrebbero essere gli sceneggiatori rapiti da qualche fan della serie.
Visto in home video e devo dire che è davvero un cagata pazzesca di film.
Cominciamo dal danno più grande non imputabile al regista: la voce italiana di Mark Wahlberg è una pena assoluta, la prima volta che apre bocca si capisce già che il film è rovinato. Pino Insegno ha mietuto un’altra vittima.
Passiamo poi alla trama del film che si potrebbe definire un thriller apocalittico ecologista, anche se io continuo a preferire “cagata pazzesca”: un’ondata di suicidi di massa parte da Central Park a New York, si pensa ad una tossina rilasciata dai terroristi, fuga generale…
Se avete intenzione di andarlo a vedere.. leggete a vostro rischio e pericolo.
Credo che il nuovo 007 sia in realtà un documentario su come si possono realizzare gli inseguimenti nei film, non si spiega altrimenti la massiccia presenza di questi. A piedi, in macchina, in barca e in aereo, perchè la trama non lo permetteva altrimenti ne avremmo visti pure nello spazio…
Forse concentrarsi di più sulla trama e di meno sugli inseguimenti avrebbe giovato al film che risulta essere solo il seguito di Casino Royale, un gran bel seguito certo, ma a questo punto era più onesto chiamarlo Casino Royale Parte Seconda, infatti Quantum Of Solace non riesce a reggersi da solo e usa ampiamente come “stampella” narrattiva il primo Bond movie con Daniel Craig.
Tanta azione, la vendetta chiave di lettura e gli intrighi nel mondo dello spionaggio, un buon film per passare 2 ore in spensieratezza ma non regge il confronto con il precedente 007 Casino Royale che forse aveva fissato un livello troppo alto.
Peccato, il potenziale c’era, forse con la chiusura definitiva del filone “Vesper” e relativa vendetta si potrà puntare in alto di nuovo nel prossimo 007.
Electroma è l’ultimo film dei Daft Punk, ma non parlerei di film quanto di project, termine che trovo più adatto.
Daft Punk' Electroma
Tutto gira intorno alla volontà di due robot (interpretati dai Daft Punk) di diventare umani.
E’ un project davvero strano, ha un che di onirico e in qualche modo richiama lo psichedelico, forse per la scelta della colonna sonora a tratti ambient, quasi sperimentale.
The Daft Punk
L’ambientazione è la periferia californiana, caldo, deserto, una midtown qualunque in stile anni 70′ mediamente borghese, anche le varie apparecchiature, macchine e vestiti richiamano molto i ‘70, in tutto questo trova spazio una popolazione di robot dalle sembianze dei Daft Punk (nella foto le maschere storiche del duo).
Il resto se siete interessati vale la pena vederlo, a patto che siano rispettate questi prerequisiti:
siete fan dei daft Punk
trovate interessante Fuoriorario di Enrico Ghezzi
non avete di meglio da fare per 90 minuti
non vi aspettate di vedere il miglior film della storia
Se avete risposto Sì ad almeno 3 dei 4 requisiti sopra riportati potrete gustarvi questo esperimento by Daft Punk, altrimenti lasciate perdere.
Conoscendo i limiti del project (nato dallo sviluppo di un video musicale) si riescono ad apprezzare i punti di forza come l’assenza di dialoghi che arricchiscono l’esperienza lasciando libero lo spettatore di esplorare l’emotività dei personaggi dai gesti, le pause e dalla colonna sonora davvero parte integrante del racconto.
Sicuramente un film di nicchia, da cinefestival o da veri appassionati del genere.
Perchè Batman è tra i migliori film dell’anno e merita una visione al cinema.
- In questa parte non ci sono spoiler, quindi se non avete visto il film leggete tranquillamente -
A tutti quelli che non sono ancora andati a vedere Batman “Il Cavaliere Oscuro” (da ora in avanti “The Dark Knight” o TDK, le traduzioni non mi soddisfano mai) consiglio di non lasciarselo sfuggire.
Ottima la regia e notevole la prova di Heath Ledger nella parte del Joker, fino a quando non l’avevo visto credevo fosse una piaggeria questo continuo richiamo all’Oscar per Ledger, ma ora non posso che concordare, si confrontava con il Joker di Jack Nicholson ed ha brillantemente passato il maestro, merito anche di una sceneggiatura più attenta ad esplorare in profondità i vari personaggi in quanto uomini e non soltanto come icone.
Un confronto tra i due Joker, Nicholson e Ledger.
Oltre alla qualità tecnica del girato è la trama ciò che colpisce, un viaggio lucido nella lotta tra il bene e il male, la “pazzia” e la “normalità”, il potere e la volontà. The Dark Knight si presta a diversi piani di lettura: è un film d’azione, è un film squisitamente politico, è un film psicologico, è un film drammatico con relativa love story, ce ne è per tutti i gusti in pratica e ogni piano di lettura è perfettamente calato nell’altro, in questo sta la bravura del registra, Christopher Nolan, che aveva già mostrato le sue capacità con Memento.