NoiseFromAmeriKa cerca di spiegare perchè l’Italia torna ad essere classificata “partially free” da Freedom House nel suo rapporto annuale.
Lettura consigliata per capire metodologia e ragioni di questo risultato.
Le motivazioni così riassunte da Freedom House nel suo rapporto generale, e tradotte da NoiseFromAmerica:
Italy slipped back into the Partly Free range thanks to the increased use of courts and libel laws to limit free speech, heightened physical and extralegal intimidation by both organized crime and far-right groups, and concerns over media ownership and influence. The return of media magnate Silvio Berlusconi to the premiership reawakened fears about the concentration of state-owned and private outlets under a single leader.
Traduzione: L’Italia è scivolata nell’area dei Parzialmente Liberi grazie all’uso accresciuto delle corti di giustiza e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione, all’aumentata intimidazione di tipo fisico ed extralegale da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra e a preoccupazioni relative alla proprietà dei media. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi al governo ha risvegliato timori sulla concentrazione dei mezzi privati e posseduti dallo stato sotto il controllo di un unico leader.
Notare che le cause nominate sono: lo stato e le sue leggi, la criminalità, lo stato e la gestione dei media pubblici di cui si vede incaricato un gestore di reti private.
I problemi creati dallo stato e dalla criminalità in Italia vengono oscurati sulla stampa da Berlusconi e la solita polemica politica, non so se è anche questo causa e frutto del “partially free”, di sicuro non è informazione.
Una spiazzante inchiesta dell’Independent mette a nudo le basi su cui è stata costruita ed ha prosperato Dubai: schiavitù, credito e consumismo.
Ora che la crisi economica mostra il conto il sogno di di questa cattedrale nel deserto comincia a vacillare, per le migliaia di immigrati ridotti in schiavitù si preannunciano temi ancor più duri di quelli attuali (se mai è possibile).
E’ in inglese e un po’ lungo, ma merita davvero una lettura per capire cosa si cela dietro il boom di Dubai e il sistema che viene indicato come un modello per i paesi arabi.
UPDATE: Giusto per ricordare che Dubai non è un fallimento del capitalismo o del liberismo al contrario. Senza l’intervento dello stato e dei petrodollari (anche questi di controllo statale) gettati a fiume per finanziare questa pazzia, Dubai sarebbe ancora oggi un mucchietto di sabbia e nulla più.
Un’intervista sul Los Angeles Times a 5 vecchietti che negli anni 60 lavoravano alla cosidetta “area 51″ chiarisce un po’ di dubbi sul perchè di tanti avvistamenti UFO.
Perchè parlano ora e non prima? Perchè il progetto OXCART a cui lavoravano è stato desecretato da poco .
Il progetto OXCART è il nome in codice per il Lockheed A-12 da cui è stato sviluppato il Blackbird, l’aereo spia più futuristico e veloce che sia mai stato costruito e facilmente scambiabile per un UFO a quei tempi.
Era facilmente intuibile che non ci fossero omini verdi nel Nevada, chissà come la prenderanno i complottisti.. di sicuro non si arrenderanno neppure di fronte all’evidenza.
Accadono cose strane: uno si sintonizza su Fox News e ci trova un membro inglese del parlamento europeo che in seduta le canta di santa ragione al suo primo ministro, Gordon Brown, relativamente alla gestione politica/economica della crisi da parte del governo UK.
Allora vai più a fondo, ne scopri il nome, Daniel Hannan, vai a sapere che ha un blog sul Telegraph, vai a scoprire che è stato da Glenn Beck oltre che da Hannity’s, un p0′ la base conservative mainstream in TV (con O’Reilly), chi conosce Fox News e seguo questo blog (quindi nessuno…) sa di cosa parlo.
Quindi ne trai la conclusione che: it’s blog-worthy.
[Nota personale: prima o poi dovrò scrivere su Glenn Beck e sul fenomeno che è diventato in tempo zero, un boom esagerato e forse preoccupante]
Su Gizmodo versione US, non la versione fuffa italiana che traduce qualcosa dell’originale, c’è una interessante intervista a P.W. Singer autore del libro Wired For War, che già avevo in wishlist su Amazon e ora toccherà comprarlo per forza.
Alcuni punti sparsi dell’intervista se non avete voglia di leggerla (sfaticati) o non conoscete l’inglese (cosa aspettate ad impararlo?). Read More »
Da qualche giorno passa in tv questo spot in cui 2 comici di Zelig ci esortano ad entrare in farmacia il 14 gennaio, comprare 1 farmaco, donarlo al banco farmaceutico.
“Andiamo in farmacia a far del bene a chi ne ha veramente bisogno”
Bene, l’iniziativa è più che lodevole, donare farmaci a chi ne ha bisogno e non può permetterseli, ma è la modalità che mi lascia pensieroso, perchè si, i farmaci (si spera!) finiranno a chi ne ha realmente bisogno ed è impossibilitato a comprarli, ma buona parte del nostro altruismo beneficerà altre persone non propriamente così bisognose, chi? Farmacisti e case farmaceutiche. Vi spiego come… Read More »
Su Epistemes.org un’ottima analisi di Andrea Gilli sulle ragioni che hanno portato Israele a conquistare una vittoria militare in Gaza, diverso è il discorso della vittoria politica che non sembra conquistabile, se non addirittura impossibile.
Riassumendo Israele ha imparato dalla campagna del 2006 in Libano contro Hizbullah dove si era preposta degli obiettivi non raggiungibili, inoltre le condizioni di partenza dello scontro questa volta erano nettamente a favore di Israele sia per il ridotto territorio di Gaza, che per l’impreparazione militare di Hamas.
Consiglio la lettura integrale dell’analisi (link).
Se domani dovesse vincere McCain sarebbe l’ennesima prova che:
i sondaggi nel 99% dei casi sono carta straccia (Bush Vs Kerry caso più recente)
gli endorsement dei divi di Hollywood contano solo tra i divi di Hollywood
i giornalisti non hanno mai capito un tubo
scegliere Sarah Palin per qualche ragione perversa ha dato i suoi frutti
Ma soprattutto, dovesse vincere McCain… chi glielo dice alla Botteri?
Resto convinto che negli USA per portare alla vittoria Reagan ci sono voluti 4 anni di Carter, 4 anni di Obama sembrano la premessa necessaria alla possibilità di un nuovo Reagan, o almeno ci spero.
Come riassumere un bilancio di 1182 miliardi di dollari scritto in più di 5000 pagine in maniera semplice, comprensibile e allo stesso tempo creando qualcosa di bello?
Un poster 24″x36″ (circa 60×90 cm) in cui ogni spesa del bilancio federale discrezionale 2009 è presente e da cui si può ricavare con un colpo d’occhio un quadro d’insieme su come il governo federale USA stia spendendo circa 1/3 dei soldi dei taxpayers.
Davvero notevole che la spesa militare o riconducibile alla sicurezza nazionale sia il 68% del totale, circa 800 miliardi di dollari, e solo per il 2009!
La spesa rappresentata è solo 1/3 del totale del budget federale, i restanti 2/3 sono spesi in programmi come Medicare, Medicaid, Social Security, interessi sul debito pubblico e altro ancora come si può vedere nell’immagine (che è un angolo del poster).
Click to enlarge
Fossi un contribuente USA credo ne avrei già ordinato uno, anche se probabilmente mi porterebbe ad odiare ancora di più le tasse di quando già non faccia…
Se evitavano di aggiungerci la catena di Sant’Antonio alla fine era meglio; più che non-partisan mi pare chiaramente liberal come messaggio: universal healthcare, gun control, gay rights, abortion rigths etc Read More »
Come si è visto nella guerra tra Georgia e Russia, una nazione di piccole-medie dimensioni non ha nessuna possibilità di sconfiggere una forza militare di una grande potenza quale è la Russia; anche se le forze militari messe in campo sono vecchie, con un rapporto numerico di 10:1 si è ancora capace di fare danni, è il caso dei carri armati russi vecchi di decenni, ma in grado con il loro numero di creare un vantaggio effettivo sul campo di battaglia.
Si pensi ad una piccola nazione: sul piano di una guerra convenzionale non ha nessuna possibilità di vincere una guerra con una grande nazione quali Russia, USA o Cina, ma con un esercito non convenzionale, armato con le ultime tecnologie disponibili come UAV e lancia razzi (RPG o Javelin) potrebbe pur con un numero ridotto di uomini creare seri problemi al controllo aereo di un determinato territorio.
Usando basi di appoggio coperte dai civili o da attività “politicamente sensibili” da attaccare come ospedali e scuole un singolo uomo con RPG creerebbe sicuramente molto più danno e occuperebbe molte più forze dello stesso singolo uomo inquadrato in un esercito convenzionale.
Per il Libano ha funzionato, in Iraq ha creato seri problemi alle forze della coalizione, lo stesso Vietnam è un modello con le dovute distinzioni.
Le risposte al problema messe in campo dal Pentagono sono una maggior flessibilità dell’equipaggiamento e delle truppe on the ground, sul terreno, anche se rimangono poco chiari quali siano i margini d’azione per le truppe, esempio:
Attraverso una ricognizione tramite UAV si vede un nemico armato di RPG rifugiarsi in un vano di un’ospedale, è lecito o meno bombardare il luogo con ordigno di precisione magari tramite segnalatore laser montato sull’UAV?
Sono scelte determinate: dall’amministrazione in carica, dalle condizioni on the ground, dallo scenario politico che ne nascerebbe, dalle reazioni dei media, dalle reazioni della popolazione?
Non è chiaro, non lo è stato in Iraq e rischia di rimanere altrettanto “fumoso” come argomento. Nel caso in cui queste scelte fossero fatte in base alle reazioni dei media o della popolazione è un’arma in più nelle mani dei combattenti “ibridi”, è anche vero che per delle democrazie compiute come gli USA un naturale limite dell’azione politica e quindi anche militare viene dalla popolazione.
Questo tipo di problemi non si pone in regimi più o meno autoritari come nel caso di Russia e Cina che possono permettersi una soppressione brutale del nemico contando sull’appoggio di popolazioni nazionaliste se non al limite inconsapevoli (si guardi il caso ceceno per esempio).
Farebbe un gran bene a tanti un viaggio nella Cina attuale, a tutti quelli che sprecano e distorcono il significato di parole come “regime”, “dittatura” per usi politici e polemici (con scarsi risultati tra l’altro) che gridano ogni volta che possono “attentato alla democrazia”, “la fine della libertà”, “il bavaglio all’informazione”,”censura” ecco a tutti questi “crociati” della “libertà” (o della polemica politica?) un viaggio come reporter olimpici in Cina farebbe proprio bene.
Capirebbero che “regime”, “dittatura”, “bavaglio all’informazione”, “censura” non sono solo utili stampelle linguistiche per polemiche il più delle volte pretestuose realizzate via TV, radio e giornali, comizi e concerti, ma sono parole con significati precisi che trovano riscontro in ciò che accade in Cina da tempo.
Rimane vero che i giochi olimpici non dovrebbero essere il momento in cui si fa politica, ma se non si usa questo momento per contestare la nomenklatura cinese, si perderà semplicemente un’occasione d’oro.
Forse anche piccoli messaggi come la distorsione del logo olimpico di Beijing 2008 da così… Read More »
Robin Tax, Alitalia, Card per la spesa degli anziani… già si capiva che non era proprio un inizio di legislatura liberista, poi mi leggo sul Corriere il Presidente del Consiglio, Berlusconi per chi no lo sapesse, dire:
“Noi vogliamo una economia sociale di mercato – dice Berlusconi – Una democrazia non può permettersi cittadini in condizioni di miseria. Con il libro sul welfare approfondiamo i bisogni delle famiglie più deboli. È una politica decisamente di sinistra. Questo Governo che è di centro, liberale, con cattolici e riformisti, intende procedere con una politica che la sinistra promette solo a parole”.
Ecco, premesso che a nessuno piace la miseria, ma la vogliamo fare una politica liberale nei fatti e non solo a parole e lasciare i socialismi vari alla sinistra di cui ama vantarsi tanto?
Io ero rimasto al Partito della Libertà, dove libertà stava per liberale non per socialista!
Io non voglio “una economia sociale di mercato”, voglio solo una economia di mercato, la funzione sociale è implicita in un sistema di libero mercato, se poi ci vogliamo mettere gli ammortizzatori sociali ben vengano, ma da questo a regalare centinaia di milioni di euro dei contribuenti a compagnie fallite da tempo come Alitalia o spargere tessere per il pane (manco si fosse in tempo di guerra…) ai pensionati ce ne passa.
E poi se si volesse anche tagliare le tasse già che siamo al governo non sarebbe poi così male, perchè tra tutte le promesse che si devono mantenere, l’abbattimento della pressione fiscale è in cima alla lista di molti italiani.
Facciamo una politica liberale, quella di “sinistra” lasciamola appunto alla sinistra.
P.S. Se c’è la possibilità di esportare Tremonti in Venezuela credo che faremmo felici un po’ tutti (esclusi i venezuelani).
Sabina Guzzanti: «Osteria delle ministre/ paraponziponzipo/ le ministre son maestre/ paraponziponzipo/ e se a letto sono un portento/ figurarsi in Parlamento/ dammela a me…»
«Ratzinger tra vent’anni sarà morto e finirà all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi e non passivissimi »