Wired for War: robots e UAV cambiano la guerra

Su Gizmodo versione US, non la versione fuffa italiana che traduce qualcosa dell’originale, c’è una interessante intervista a P.W. Singer autore del libro Wired For War, che già avevo in wishlist su Amazon e ora toccherà comprarlo per forza.

Alcuni punti sparsi dell’intervista se non avete voglia di leggerla (sfaticati) o non conoscete l’inglese (cosa aspettate ad impararlo?). Read more of this post

Hybrid War: Hezbollah è l’esempio per le piccole nazioni?

Come si è visto nella guerra tra Georgia e Russia, una nazione di piccole-medie dimensioni non ha nessuna possibilità di sconfiggere una forza militare di una grande potenza quale è la Russia; anche se le forze militari messe in campo sono vecchie, con un rapporto numerico di 10:1 si è ancora capace di fare danni, è il caso dei carri armati russi vecchi di decenni, ma in grado con il loro numero di creare un vantaggio effettivo sul campo di battaglia.

Ecco che allora l’esempio di Hezbollah e della guerra del Libano 2006 con Israele viene in soccorso di queste piccole-medie nazioni; leggendo su Danger Room se la Georgia, il suo esercito, si debba o meno trasformare in una versione locale di Hezbollah, trovo un link ad uno special report del National Defense Magazine dove viene spiegato che Hezbollah in alcuni casi è destinata a fare scuola.

Si pensi ad una piccola nazione: sul piano di una guerra convenzionale non ha nessuna possibilità di vincere una guerra con una grande nazione quali Russia, USA o Cina, ma con un esercito non convenzionale, armato con le ultime tecnologie disponibili come UAV e lancia razzi (RPG o Javelin) potrebbe pur con un numero ridotto di uomini creare seri problemi al controllo aereo di un determinato territorio.

Usando basi di appoggio coperte dai civili o da attività “politicamente sensibili” da attaccare come ospedali e scuole un singolo uomo con RPG creerebbe sicuramente molto più danno e occuperebbe molte più forze dello stesso singolo uomo inquadrato in un esercito convenzionale.

Per il Libano ha funzionato, in Iraq ha creato seri problemi alle forze della coalizione, lo stesso Vietnam è un modello con le dovute distinzioni. 

Le risposte al problema messe in campo dal Pentagono sono una maggior flessibilità dell’equipaggiamento e delle truppe on the ground, sul terreno, anche se rimangono poco chiari quali siano i margini d’azione per le truppe, esempio:

Attraverso una ricognizione tramite UAV si vede un nemico armato di RPG rifugiarsi in un vano di un’ospedale, è lecito o meno bombardare il luogo con ordigno di precisione magari tramite segnalatore laser montato sull’UAV?

Sono scelte determinate: dall’amministrazione in carica, dalle condizioni on the ground, dallo scenario politico che ne nascerebbe, dalle reazioni dei media, dalle reazioni della popolazione?

Non è chiaro, non lo è stato in Iraq e rischia di rimanere altrettanto “fumoso” come argomento. Nel caso in cui queste scelte fossero fatte in base alle reazioni dei media o della popolazione è un’arma in più nelle mani dei combattenti “ibridi”, è anche vero che per delle democrazie compiute come gli USA un naturale limite dell’azione politica e quindi anche militare viene dalla popolazione. 

Questo tipo di problemi non si pone in regimi più o meno autoritari come nel caso di Russia e Cina che possono permettersi una soppressione brutale del nemico contando sull’appoggio di popolazioni nazionaliste se non al limite inconsapevoli (si guardi il caso ceceno per esempio).

Olimpiadi Beijing 2008: i reporters internazionali in Cina scoprono cosa significa regime

Farebbe un gran bene a tanti un viaggio nella Cina attuale, a tutti quelli che sprecano e distorcono il significato di parole come “regime”, “dittatura” per usi politici e polemici (con scarsi risultati tra l’altro) che gridano ogni volta che possono “attentato alla democrazia”, “la fine della libertà”, “il bavaglio all’informazione”,”censura” ecco a tutti questi “crociati” della “libertà” (o della polemica politica?) un viaggio come reporter olimpici in Cina farebbe proprio bene.

Capirebbero che “regime”, “dittatura”, “bavaglio all’informazione”, “censura” non sono solo utili stampelle linguistiche per polemiche il più delle volte pretestuose realizzate via TV, radio e giornali, comizi e concerti, ma sono parole con significati precisi che trovano riscontro in ciò che accade in Cina da tempo.

Ora i reporters internazionali vivono la censura e il regime sulla loro pelle, e pare non piacere a nessuno, chissà se con il ritorno in patria a giochi finiti questa esperienza insegnerà a giornalisti & Co ad usare le parole con maggiore oculatezza senza più svuotarle del loro significato.

Rimane vero che i giochi olimpici non dovrebbero essere il momento in cui si fa politica, ma se non si usa questo momento per contestare la nomenklatura cinese, si perderà semplicemente un’occasione d’oro.

Forse anche piccoli messaggi come la distorsione del logo olimpico di Beijing 2008 da così… Read more of this post

Cina, le olimpiadi, condizioni di lavoro e una piccola riflessione

Leggo e vedo reportage di assalti al tragitto della fiaccola olimpica per protestare contro la Cina e lo svolgimento questo agosto delle olimpiadi a Pechino (o è meglio dire Beijing?).

Sento continuamente persone lamentarsi delle condizioni di vita e di lavoro in Cina, lamentele che arrivano da tutti i ceti sociali, diversi paesi, diverse età, tutti a lamentarsi di quando sia sfruttata la mano d’opera in Cina ma non sembra fermarli dal comprare prodotti “Made In China”.

Io stesso credo che la condizioni di vita di milioni di cinesi non siano accettabili per gli standard internazionali, ma questa critica viene scritta su di un iMac “Made In China”, inviato attraverso un router “Made In China” poggiati entrambi su una scrivania Ikea con parti “Made In China”.

Questo è il livello di ipocrisia che si cela dietro tante anime belle che cavalcano in questo momento l’onda della protesta contro la Cina, e mi dispiace fare l’avvocato del diavolo, ma quei vestiti per cui i cinesi vengono sfruttati non si vendono da soli…

Io sono convinto che per i cinesi sia una condizione migliore quella attuale dove miliardi di dollari vengono investiti nel loro paese per produrre a basso costo prodotti per il resto del mondo, piuttosto che un isolamento totale. Questa fase di “sfruttamento” non è altro che l’inizio (come è sempre stato se guardiamo le serie storiche) di una emancipazione dalla povertà assoluta in cui viveva e vive ancora il popolo cinese.

Pensare che l’isolamento, o la messa al bando della Cina, dei suoi prodotti e di tutto quello che la coinvolge sia una mossa che tutelerà i lavoratori cinesi o semplicemente i cittadini cinesi significa non capire che il giorno stesso in cui si smetterà di comprare “Made In China” quello che ne soffrirà (oltre che il nostro portafolio) sarà il lavoratore cinese che morirà di fame, non la nomenklatura del regime nei grattacieli di Beijing (o devo dire Pechino?).

Aumentano i prezzi degli alimentari in tutto il mondo, diversi gli effetti

La BBC sta conducendo un’indagine su 6 famiglie sparse per il mondo per vedere come l’aumento globale dei prezzi relativi agli alimenti stia influendo sul loro bilancio familiare e stile di vita.

Le famiglie  sono in Guatemala, UK, India, Cina, Kenya e Egitto.

Tra 6 mesi torneranno ad intervistarle per capire cosa è cambiato.

Via: Gadling.com

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /6

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui e la quinta qui.

Il ruolo della Cina

Gli osservatori ci dicono che la Cina è stata il fornitore principale per l’Iran di tecnologie relative al nucleare per gli anni ’80. Per esempio ha fornito all’Iran un separatore di isotopi elettromagnetico (EMS) e e un reattore termico per la ricerca della potenza di 30 kilowatt. In aggiunta gli U.S. accusano la Cina d’aver aiutato l’Iran nello sviluppare le sue capacità estrattive d’uranio, nella fabbricazione di combustibile, nella purificazione dell’uranio, nella produzione di tubi in zirconio.

All’inizio degli anni ’90 è stato rivelato che la Cina ha aiutato l’Iran per quasi un decennio. L’aiuto includeva la preparazioni di scienziati iraniani, la fornitura di due “mini” reattori per la ricerca e dei macchinari atti a separare gli isotopi per arricchire uranio pronto all’uso nelle armi. Queste rivelazioni e le loro conseguenze hanno svolto spesso un ruolo centrale nelle discussioni tra cinesi e americani.

Nel 1997 la Cina ha accettato di fermare la sua cooperazione nucleare con l’Iran incluso un progetto di conversione dell’uranio che secondo gli U.S. forniva all’Iran il know-how per produrre hexafluoride o uranio dioxide – materiali usati nella costruzione di armamenti. La Cina ha implementato nel 1998 nuovi controlli sulle esportazioni e nel 2001 gli U.S. hanno concluso che “[la] Cina sembra continuare gli impegni presi nel 1997″.

Mentre il governo cinese sembra mantenere i suoi impegni, delle compagnie cinesi sono state accusate dagli U.S. d’aiutare l’Iran. Nel dicembre 2005, il Dipartimento di Stato U.S. ha sanzionato sei compagnie cinesi, una australiana e due indiane. Gli USA chiamarono le sanzioni “un importante ed efficace strumento per contrastare lo sviluppo iraniano di missili e WMD”. Le sanzioni USA contro importanti compagnie cinesi come la China North Industries Group e China National Aero-Technology Import & Export portarono il governo cinese a dichiarare “Siamo insoddisfatti e fermamente contrari alla sanzioni del governo U.S. contro compagnie cinesi… [La Cina] ha sempre adottato un serio e responsabile atteggiamento sulla non-proliferazione e ha adottato serie ed efficaci misure per rafforzare i controlli sulle esportazioni”.

Nel settembre 2005, il gurppo d’opposizione iraniano, National Council of Resistance of Iran (NCRI), disse “La prima fase comprende la produzione di 5.000 macchinari. Circa due terzi sono state costruite, testate e pronte per l’uso… Hanno contrabbandato centrifughe dalla Cina, da Dubai verso Tehran… negli ultimi due anni”. Queste dichiarazioni rimangono non confermate, in particolare quelle sul numero di centrifughe. Mentre alcuni credono che l’Iran potrebbe avere i progetti per le centrifughe, molti esperti credono che l’Iran non ha ancora le capacità per produrre così tante centrifughe. E’ comunque importante notare che le ispezioni dell’IAEA e difficoltà tecniche possono aver ritardato gli sforzi iraniani.

Fine parte 6, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 7 si parlerà delle sanzioni economiche.

La felicità di Fidel Castro…

… e l’infelicità dei cubani.

CUBA: CASTRO CON CHAVEZ E MORALES, SONO L’UOMO PIU’ FELICE DEL MONDO

Se non si ci fossero in ballo le vite di milioni di persone la cosa farebbe ridere: Castro, Chavez e Morales tentano di darsi un peso politico internazionale facendo comunella e rispolverando tutte le armi di ogni buon regime socialista come la statalizzazione di gas e petrolio e l’uso delle armi per difendere le aziende.
Senza contare i favori al diretto concorrento degli USA, leggasi Cina, tutta la situazione ha un po’ dell’assurdo.

Mentre il regime comunista più grande del mondo si apre lentamente e con fatica al mercato registrando crescite del pil astronomiche, in america latina si continua a pensare al modello statalista all’ennesima potenza, sappiamo già quale scelta è vincente, vero?

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