Ma quello sono io!

Leggendo sull’iPhone tramite l’app di Internazionale un articolo sul perché a San Francisco e nel resto del mondo stanno sparendo i giornali mi è venuta l’idea che sia colpa mia, o di quelli come me.

Le ragioni spiegate non sono tanto l’avvento di Internet (non così banalmente almeno) quanto la mancanza di interesse verso i giornali stessi. A leggerlo sembrava un po’ più clever come cosa, vediamo di argomentare.

I giornali sono nati in simbiosi con le città, erano un modo per identificarsi, informarsi su quello che accadeva nella tua città, uno strumento di aggregazione e allo stesso tempo di indirizzo di una comunità geograficamente ben definita.

Oggi nelle nuove generazioni manca completamente questo senso di appartenenza, la globalizzazione o il semplice cosmopolitismo culturale contemporaneo portano all’astrazione dell’individuo dalla propria comunità di appartenenza (ironico e rivelatore trovare questo articolo su una rivista che pubblica solo stampa estera..) rendendo il vecchio concetto di giornale obsoleto.

Il nuovo è appunto una informazione online internazionale personalizzata in cui non c’è molto spazio per il localismo rimpianto.

Sarebbe un buono spunto per una tesi in giornalismo/comunicazione/new media.

Photo Of The Day: Marketing In A Post-Consumer Era

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L’articolo (in inglese) lo trovate qua link.

Photo Of The Day: Unemployed list

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History Of The Internet

In 8 minuti la storia di internet dal 1957 ad oggi: semplice e veloce una pillola di storia. Disponibile anche in HD.

Olimpiadi Beijing 2008: i reporters internazionali in Cina scoprono cosa significa regime

Farebbe un gran bene a tanti un viaggio nella Cina attuale, a tutti quelli che sprecano e distorcono il significato di parole come “regime”, “dittatura” per usi politici e polemici (con scarsi risultati tra l’altro) che gridano ogni volta che possono “attentato alla democrazia”, “la fine della libertà”, “il bavaglio all’informazione”,”censura” ecco a tutti questi “crociati” della “libertà” (o della polemica politica?) un viaggio come reporter olimpici in Cina farebbe proprio bene.

Capirebbero che “regime”, “dittatura”, “bavaglio all’informazione”, “censura” non sono solo utili stampelle linguistiche per polemiche il più delle volte pretestuose realizzate via TV, radio e giornali, comizi e concerti, ma sono parole con significati precisi che trovano riscontro in ciò che accade in Cina da tempo.

Ora i reporters internazionali vivono la censura e il regime sulla loro pelle, e pare non piacere a nessuno, chissà se con il ritorno in patria a giochi finiti questa esperienza insegnerà a giornalisti & Co ad usare le parole con maggiore oculatezza senza più svuotarle del loro significato.

Rimane vero che i giochi olimpici non dovrebbero essere il momento in cui si fa politica, ma se non si usa questo momento per contestare la nomenklatura cinese, si perderà semplicemente un’occasione d’oro.

Forse anche piccoli messaggi come la distorsione del logo olimpico di Beijing 2008 da così… Read more of this post

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