Versione sintetica: il modo perfetto per passare un paio di giorni tra musica elettronica e divertimento.
Versione estesa: è un peccato non abbia molta voglia di scrivere, perchè di cose da dire ce ne sarebbero davvero tante, a cominciare dalla chiusura degli Orbital del Main Stage, a quello che ha tirato fuori sul finale Paul Van Dyk (Times Of Our Lives e Home live con Johnny McDaid a cantarle…).
C’è stata anche qualche delusione: i Prodigy non ce la facevano, quasi scazzati e il pubblico inglese è composto da fessi che non sanno fare manco un maledetto circle pit, nel mezzo della folla gli unici due momenti delirio/circle pit sono stati creati dal sottoscritto più il socio di viaggio, non per tirarsela.. ma i capi li in mezzo eravamo noi.
Altra delusione anche se già messa in conto, è la presenza devastante delle droghe, legaly high e non, sono liberale e libertario, ognuno ha il diritto di rovinarsi la vita come meglio crede, certo che se poi mi rovina l’esibizione di Paul Van Dyk continuando a chiedere se voglio le paste.. mi girano anche i coglioni.
Parlando un po’ di esibizioni: Pendulum, 4 canzoni sentite perchè poi si è scappati da PVD, se non c’era lui si stava fino alla fine; “mettono via” i Prodigy senza dubbio alcuno, Propane Nightmares è suonata in una versione a 360 gradi da drum & bass, a assolo vocale, a indie rock.. fenomeni, c’è da rivederli il prima possibile in UK dove il pubblico apprezza e supporta alla grande.
Rivelazione in uno stage minore: il “Moicano” aka Proteus (sempre che la scaletta non sia sballata) ha pestato dentro 2-3 pezzi hardstyle, lui saltava, correva, pogava da solo, un pazzo!
Judge Jules ha davvero fatto quello che voleva e quello che un dj dovrebbe sempre fare: rendere il pubblico partecipe! Grandi pezzi del passato con un sound decisamente ’90 che è piaciuto a tutti, poi mi ha messo “You’re not alone” e lì è stata la fine di tutto, bravo. Ma tutto il palco del Godskitchen ha reso, praticamente solo trance, molto apprezzata dagli inglesi, per non parlare del palco in sè, cercate qualche video su youtube e capite.
Forse l’unico sotto le aspettative è stato Armin Van Buuren, ma si è sentita la prima mezz’ora di 3 ore di set, naturalmente commercialissima. Chissà dopo, è un po’ la condanna dei big name: si commercializzano, Tiesto, Armin, l’unico che resiste è Paul.
Ultimi ma primi in tutto gli Orbital: indescrivibili, virtuosi dell’elettronica, melodie fantastiche per 1 ora e mezza di viaggio mentale, psicologico, filosofico con un gran beat da ballare… semplicemente l’equilibrio perfetto tra sperimentazione/intrattenimento/orecchiabilità. Meglio di loro ce ne sono davvero pochi pochi pochi… pochi.
Una parola va spesa sulla location: un aeroporto con tante mega tende, giostre stile… le giostre! E’ un po’ il paradiso dei tamarri, per un paio di giorni ci si può divertire tanto volendo. Indispensabile il bel tempo e per fortuna quest’anno c’è stato, basta dire che sono tornato abbronzato al limite della scottatura!
L’uomo del festival: l’uomo trattore.. gnamhamnahbarmahgrar…nos ahahahaha
(Questa lo possono capire solo 2 persone)
In conclusione: festival fantastico l’anno prossimo se è possibile, e si ci sono i nomi giusti, si ripete per forza.