Qualcosa che il PDL deve imparare dal PD è questo.
Lei si chiama Debora Serracchiani e le canta e suona in faccia al suo segretario Franceschini con lui che ascolta (e spero prenda spunto).

Qualcosa che il PDL deve imparare dal PD è questo.
Lei si chiama Debora Serracchiani e le canta e suona in faccia al suo segretario Franceschini con lui che ascolta (e spero prenda spunto).

Pericoli & Pirella per La Repubblica: “Nel partito Democratico si stanno formando due correnti. Quelli che preferiscono perdere con Veltroni e quelli che preferiscono perdere con D’Alema”.
Via: Dagospia

Casini tornerà insieme a Follini un giorno, ovvero lo seguirà nel PD (o alleato al PD al massimo).
La domanda fondamentale è: quando succederà?
Per me se prendesse atto della sconfitta sonante che l’UDC ha rimediato alle elezioni e finisse dove poi è sempre stato, all’opposizione di Berlusconi, in pratica ne guadagnerebbero tutti:
- il PDL prenderebbe definitivamente la sua quota di elettori reali nel paese
- il PD tornerebbe seriamente a flirtare con i moderati, gli unici che possono portarlo al governo di questo paese e farcelo restare
- gli italiani ci guadagnerebbero la scomparsa di Casini e di qualsiasi concezione di “centro”, “grande centro” o “centrismo” nata dalla nostalgia più che dalla volontà popolare.
Parlo di sconfitta UDC perchè non può essere altro che un fallimento, per il movimento che puntava a fare il 3° polo, superare a malapena lo sbarramento alla camera e presenziare al senato da turisti.
Resta la domanda fondamentale sul salto di Casini nel o con il PD: quando?
Io spero presto, si risparmierebbe una marea di tempo sociale.
P.S. Cosa è il tempo sociale?
Se 10 persone guardano 10 minuti di televisione sono 100 minuti di tempo sociale. Casini ha fatto perdere secoli di tempo sociale a questo paese.

Veltroni in campagna elettorale prometteva il “gruppo unico” tra PD e IDV, ed era anche la giustificazione per non apparentarsi con altre liste come quella del Partito Socialista (rimasto fuori e trombato) e col Partito Radicale inglobato nelle liste del PD.
In nome del “gruppo unico” si è chiesto il voto utile, in nome del “gruppo unico” si è chiusa ogni speranza per altri gruppi politici con diverse storie politiche ma comuni intenti.
Ebbene sorpresa, a pochi giorni dal risultato elettorale, il gruppo unico è in forse se non già del tutto morto. Lo dice il leader dell’IDV, Di Pietro, cancellando con una conferenza stampa tutto un concetto politico che è risuonato più volte in campagna elettorale.
Io non posso che vedere con favore una rottura del genere, è un bene prima di tutto per il PD e in definitiva per l’Italia.
Un bene per il PD che può sperare di attrarre in futuro i voti dei moderati che in questa campagna elettorale gli hanno voltato le spalle, secondo me anche per l’alleanza con Di Pietro.
Un bene per l’Italia perchè un partito che è espressione dei forcaioli alla Travaglio & Beppe Grillo, che cavalca il malcontento verso la “casta” non inietta la sua cultura nella principale forza riformista del Paese.
Se il PD vuole realmente essere forza riformista e candidarsi alla guida del paese, certi compagni di viaggio è meglio evitarli, così come si è già provveduto a fare dei comunisti, se ne trarrà giovamento a livello culturale ed elettorale.