Posts Tagged ‘Russia’

Post

Hybrid War: Hezbollah è l’esempio per le piccole nazioni?

In Politics on 8 September, 2008 by midclass Tagged: , , , , , , , , , ,

Come si è visto nella guerra tra Georgia e Russia, una nazione di piccole-medie dimensioni non ha nessuna possibilità di sconfiggere una forza militare di una grande potenza quale è la Russia; anche se le forze militari messe in campo sono vecchie, con un rapporto numerico di 10:1 si è ancora capace di fare danni, è il caso dei carri armati russi vecchi di decenni, ma in grado con il loro numero di creare un vantaggio effettivo sul campo di battaglia.

Ecco che allora l’esempio di Hezbollah e della guerra del Libano 2006 con Israele viene in soccorso di queste piccole-medie nazioni; leggendo su Danger Room se la Georgia, il suo esercito, si debba o meno trasformare in una versione locale di Hezbollah, trovo un link ad uno special report del National Defense Magazine dove viene spiegato che Hezbollah in alcuni casi è destinata a fare scuola.

Si pensi ad una piccola nazione: sul piano di una guerra convenzionale non ha nessuna possibilità di vincere una guerra con una grande nazione quali Russia, USA o Cina, ma con un esercito non convenzionale, armato con le ultime tecnologie disponibili come UAV e lancia razzi (RPG o Javelin) potrebbe pur con un numero ridotto di uomini creare seri problemi al controllo aereo di un determinato territorio.

Usando basi di appoggio coperte dai civili o da attività “politicamente sensibili” da attaccare come ospedali e scuole un singolo uomo con RPG creerebbe sicuramente molto più danno e occuperebbe molte più forze dello stesso singolo uomo inquadrato in un esercito convenzionale.

Per il Libano ha funzionato, in Iraq ha creato seri problemi alle forze della coalizione, lo stesso Vietnam è un modello con le dovute distinzioni. 

Le risposte al problema messe in campo dal Pentagono sono una maggior flessibilità dell’equipaggiamento e delle truppe on the ground, sul terreno, anche se rimangono poco chiari quali siano i margini d’azione per le truppe, esempio:

Attraverso una ricognizione tramite UAV si vede un nemico armato di RPG rifugiarsi in un vano di un’ospedale, è lecito o meno bombardare il luogo con ordigno di precisione magari tramite segnalatore laser montato sull’UAV?

Sono scelte determinate: dall’amministrazione in carica, dalle condizioni on the ground, dallo scenario politico che ne nascerebbe, dalle reazioni dei media, dalle reazioni della popolazione?

Non è chiaro, non lo è stato in Iraq e rischia di rimanere altrettanto “fumoso” come argomento. Nel caso in cui queste scelte fossero fatte in base alle reazioni dei media o della popolazione è un’arma in più nelle mani dei combattenti “ibridi”, è anche vero che per delle democrazie compiute come gli USA un naturale limite dell’azione politica e quindi anche militare viene dalla popolazione. 

Questo tipo di problemi non si pone in regimi più o meno autoritari come nel caso di Russia e Cina che possono permettersi una soppressione brutale del nemico contando sull’appoggio di popolazioni nazionaliste se non al limite inconsapevoli (si guardi il caso ceceno per esempio).

Post

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /4

In Politics on 7 September, 2006 by midclass Tagged: , , , , , , , ,

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, la seconda qui, e la terza qui.

Il ruolo della Russia

Le relazioni della Russia con l’Iran sono una storia complessa, per cercare di capire il pensiero russo sull’Iran è bene leggere quanto dice Viktor Mizin, Ministro degli Esteri russo:

Per capire la posizione della Russia nei confronti dell’Iran è importante distinguere tre gruppi all’interno dell’elite russa. Il primo supporta la proliferazione, ed è composto dalle persone che formulano la posizione ufficiale della Russia, oltre a scambiare memos con il governo americano.

Poi ci sono i fabbricanti di armamenti che possiamo considerare neutrali. In fine il terzo gruppo rifiuta ogni genere di controllo sull’esportazione o di non-proliferazione. Questo gruppo vede alcuni regimi come invenzioni della pressione di aziende USA sul governo U.S. per escludere da un mercato lucroso come quello degli armamenti le aziende russe. Mentre il primo gruppo sottoscrive tutte le proposte d’azione U.S. il terzo critica la Russia in ragione di queste firme.

Anche l’approccio alla proliferazione è diverso tra U.S. e Russia. Alcuni sotto l’influsso del politically-correct dicono che la proliferazione è pericolosa, ma se andiamo a vedere gli “stati canaglia” sono tutti ex clienti dell’Unione Sovietica: Nord Corea, Libia, Iraq e altri. Al contrario che per gli U.S., lo sviluppo di missili balistici non minaccia le truppe russe all’estero. Inoltre in Russia non esistono gruppi di pressione in grado di influenzare il voto nel parlamento.

Questa è la ragione per cui si sentono sempre parole politicamente corrette al riguardo dell’Iran, semplicemente perchè nessuno si preoccupa del pericolo.

L’Iran è un importante mercato per quel che resta dell’industria degli armamenti russa. Dopo la dissouzione dell’Unione Sovietica molte aziende d’armamenti sono rimaste senza le commissioni del governo, e ora stanno letteralmente cercando clienti all’estero.

Nel gennaio del 1995, l’Iran ha chiuso un contratto da 800 milioni di dollari con la Russia per la costruzione del reattore da 1.000 megawatt a Bushehr. L’accordo prevedeva il completamento dell’opera nel 2005, ma il caso dell’arricchimento dell’uranio del 2002 a Natanz e il reattore ad acqua pesante di Arak hanno suggerito un ulteriore analisi del programma nucleare iraniano. Vladimir Putin ha promesso a U.S. e EU che Mosca non fornirà all’Iran un reattore fino a quando l’Iran non rispetterà le raccomandazioni dell’IAEA. Ciò che preoccupa è che l’Iran userebbe la tecnologia e i reattori forniti dalla Russia per sviluppare il programma nucleare “segreto”.

Nonostante le attività di dissimulazioni iraniane, Mosca e Tehran hanno firmato un accordo sul carburante all’inizio del 2005 e questo spiana la strada per la realizzazione del reattore di Bushehr per la fine del 2006. Putin nel 2005 ha assicurato l’Iran che continuerà a cooperare con il nuovo presidente iraniano Ahmadinejad, e la testa dell’Agenzia per l’Energia Atomica Russa ha annunciato che “Tehran intende costruire altri sei reattori” e la Russia intende essere d’aiuto.

I russi continuano a lavorare al reattore di Bushehr, i negoziati iraniani-russi sul reattore stesso e l’arricchimento dell’uranio continuano tra un rinvio e l’altro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Molti ufficiali russi sono determinati nel fermare l’Iran prima che si doti di capacità nucleari, l’argomentazione è semplice: non è nell’interesse della Federazione Russa avere un Iran armato di armi nucleari a 165 kilometri dal proprio confine.

Queste preoccupazioni si riflettono nelle segnalazioni russe al Consiglio di Sicurezza dell’ONU relative all’Iran e nei negoziati tra Mosca e Tehran. La Russia guida i negoziati nello scoraggiare l’Iran nell’arricchimento dell’uranio. Durante il marzo 2006 Iran e Russia hanno negoziato in più meeting ma l’Iran ha rifiutato la maggior parte delle offerte russe, persino la proposta del 6 marzo 2006 che prevedeva una moratoria sulla produzioni in scala-industriale di uranio arricchito ma ne permetteva lo sviluppo su bassa scala per scopi di “ricerca e sviluppo”. Gli U.S., l’EU e molti esperti in non proliferazione hanno espresso la loro opposizione a questa proposta. La loro argomentazione è questa, se l’Iran riesce a arricchire uranio a bassa scala, il passo successivo, l’arricchimento a scala-industriale, è dietro l’angolo.

Fine parte 4, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 5, qui, si analizzerà il ruolo della Nord Corea nel programma nucleare iraniano.

Post

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /3

In Politics on 5 September, 2006 by midclass Tagged: , , , , , , , , ,

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, e la seconda qui.

Aiuti esterni al programma WMD iraniano

Qualsiasi discussione sui programmi CBRN (Chimico, Biologico, Radioattivo,Nucleare) e missilistico iraniano non è completa senza un’analisi degli aiuti provenienti da altre nazioni.

L’Iran ha cercato aiuti dalla Russia, per esempio. Ha cercato di comprare sotto copertura tecnologia per il suo programma nuceare nel libero mercato in Europa, Russia, e prima della rivoluzione anche negli USA. Ha cercato anche di acquisire tecnologie nel mercato nero. Nel caso del Pakistan, la maggioranza delle prove indica che l’Iran è stato contatta nel 1987 dal network di AQ Khan da cui ha ricevuto i progetti per le centrifughe (P-1 e probabilmente P-2).

Ci sono pochi dubbi che l’Iran sia stato aiutato da potenze straniere nel suo programma nucleare – e in minor parte anche nello sviluppo di armi chimiche e biologiche. Già nel 2001 il Dipartimento della Difesa americano scriveva “L’Iran, con aiuto straniero, sta comprando e sviluppando missili a lungo-raggio, già possiede armi chimiche, e sta cercando capacità nucleari e biologiche”.

Sforzi iraniani per acquistare tecnologia e perizia

Un’analisi Europea, intitolata “allarme immediato”, confezionata dall’intelligence di Gran Bretagna, Germania, Francia e Belgio è fuoriuscita sui giornali dopo la decisione iraniana di riprendere le ricerche del suo programma nucleare nel gennaio del 2006. il riassunto dell’analisi è “le prove dimostrano che l’Iran continua intesivamente a cercare tecnologia e know-how per applicazioni militari di ogni genere”. In accordo con il Guardian l’Iran “attraverso una rete di compagnie di facciata, intermediari, istituti accademici sta cercando d’ottenere -nell’Europa occidentale e nell’ex Unione Sovietica- le esperienze e gli equipaggiamenti per il programma nucleare, lo sviluppo missilistico, e lo sviluppo di arsenali chimici e biologici”.

L’analisi aggiunge che l’Iran sta usando intermediari in Azerbaijan e Armenia per ottenere esperienze nella tecnologia nucleare e missilistica da stati dell’ex Unione Sovietica. Come riporta il Guardian l’analisi comprende una lista con più di 200 nomi tra compagnie, uffici governativi e istituzioni accademiche usate per “ricercare armi”.

Il ruolo del Pakistan

Il Pakistan ha aiutato l’Iran nello sviluppare il suo programma atomico, tuttavia non ci sono prove che il governo pakistano sia direttamente coinvolto. E’ dimostrato che AQ Khan e il suo network hanno svolto un ruolo nell’avanzamento del programma nucleare iraniano. Anche se rimane inconfermato, gli U.S. hanno accusato il Dott. Khan di aver fornito all’Iran le centrifughe P-2.

Le indagini di U.S., Francia, Giappone, Gran Bretagna e Russia sull’arrichimento dell’uranio (EHU) negli impianti iraniani provano che l’equipaggiamento è stato comprato dal Pakistan tra gli anni ‘80 e ‘90. All’inizio del 2005 il Pakistan ha consegnato all’IAEA (International Atomic Energy Agency) strumenti da confrontare con quelli trovati nei siti nucleari dell’Iran. Sia l’IAEA che l’Amministrazione U.S. si sono rifiutati di commentare se sono stati trovati riscontri dal confronto. Molti esperti comunque credono che il Pakistan era la fonte di alcuni progetti relativi a centrifughe e forse strumentazione. Nel 20 agosto 2005, diplomatici dell’IAEA dichiararono che le tracce di arricchimento dell’uranio (EHU) nelle centrifughe di Natanz non derivavano da esperimenti iraniani, ma da strumentazioni fornite dal Pakistan. Il governo dell’Iran confermò che “la fonte della contaminazione non è connessa all’Iran… Siamo sicuri che la fonte non è interna”.

Il gruppo di esuli iraniani, NCRI, sostiene che AQ Khan ha trasportato in Iran una piccola quantità di uranio arricchito (EHU),ma l’NCRI sostiene che la quantità era troppo piccola per produrre armi atomiche. In accordo con un report del settembre 2005 dell’IAEA, le ispezioni hanno trovato traccia di uranio pronto per fabbricare ordigni su equipaggiamenti importati dal Pakistan. Questi equipaggiamenti, come dice il rapporto, sono stati comprati sul mercato nero – presubilmente dal network di AQ Khan.

Non è importante soltanto sapere cosa il Pakistan ha offerto all’Iran, ma è anche importante sapere che la produzione di uranio arricchito (EHU) non viene dal programma nucleare iraniano – questa sarebbe stata una prova del programma nucleare iraniano. Nessuno al di fuori del Pakistan ha parlato con AQ Khan per sapere il tipo d’aiuto che ha fornito all’Iran in opposizione al governo Musharaf. Il Presidente Preverez Musharaf era preoccupato che consegnando AQ Khan a IAEA, americani o europei poteva mettere in pericolo la sicurezza nazionale del Pakistan.

Nel 10 marzo 2005, comunque, il governo pakistano ha amesso che AQ Khan ha venduto all’Iran materiale d’importanza cruciale per l’arricchimento dell’uranio. Il Ministro dell’Informazione pakistano ha detto che AQ Khan ha “dato alcune centrifughe all’Iran… Ha aiutato l’Iran con le sue personali capacità, e il governo pakistano non ha nulla a che vedere con questo”. Rashid Ahmed ha aggiunto “Si, abbiamo dato il sistema di centrifughe all’Iran. Si, il Dr. Khan ha dato all’Iran questa tecnologia”.

Bukhary Sayed Tahir – un’affiliato al network di AQ Khan – ha ammesso di aver venduto all’Iran tre centrifughe avanzate a metà degli anni ‘90. Gli U.S. temono che questo modello possa essere usato per costruire migliaia di centrifughe P-2, questo significa un avanzamento del programma nucleare iraniano rispetto a dove si crede sia ora. Questo sembra contraddire i proclami iraniani in cui dicevano che nel 1987 AQ Khan ha fornito loro le illustrazione delle centrifughe P-2 ma non i progetti. L’intelligence degli U.S. non si fida delle dichiarazioni di Tahir; quest’ultima dcichiarazione contraddice sue dichiarazioni precedenti e le dichiarazioni di altre persone appartenenti al network.

C’è ancora molto da scoprire sull’aiuto del Pakistan all’Iran, e anche se agli ispettori dell’IAEA fosse fornito pieno accesso è difficile pensare che possano ricostruire per intero la storia degli aiuti; resta oscuro anche l’utilizzo che l’Iran ha fatto degli aiuti e delle apparechiature nel suo programma nucleare o per costruire armi con il suo materiale fissile.

Fine parte 3, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella prossima parte (parte 4, qui) si continuerà ad analizzare il ruolo di altre potenze, sarà la volta della Russia.

Post

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /2

In Politics on 2 September, 2006 by midclass Tagged: , , , , , , , ,

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte è qui.

Incertezza nel prevedere la dottrina e le capacità nucleari dell’Iran

Ci sono pochi dati disponibili sui bersagli e sulla dottrina nucleare iraniana e anche quelli conosciuti non è detto siano validi per il futuro. Lo stesso vale per i piani studiati per contrastare lo sviluppo atomico dell’Iran. E’ facile speculare sul lungo periodo cosa potrebbe fare l’Iran con armi atomiche, ma è impossibile determinare con quanta aggressività l’Iran sfrutterebbe la sua supremazia atomica per minacciare e intimidire i suoi vicini, o far pressione sull’occidente. Per capire gli obbiettivi e i metodi iraniani servono più informazioni di quelle che si hanno.

Il rischio che l’Iran si doti dell’atomica senza avere piani precisi

E’ anche possibile che l’Iran sia così concentrato sugli sforzi per ottenere l’atomica da non aver ancora sviluppato piani precisi sul suo possesso. Non c’è modo di sapere se l’Iran sceglierà un uso dell’atomica come deterrente o come mezzo di pressione politica. Non si sa se sceglierà una dottrina nucleare aggressiva sviluppando piani “launch on warning” e “launch on attack” (ne abbiamo parlato nella prima parte) o ne consideri l’uso come ultima spiaggia.

Qualunque sia l’ordigno nucleare di cui si doterà l’Iran, sarà sufficiente per distruggere qualsiasi bersaglio, area o città del medio oriente se il mezzo di trasporto è abbastanza accurato. Le armi nucleari si differenziano molto nella loro potenza, e se il sistema di trasporto è inaccurato l’Iran sarà costretto a puntare grandi bersagli come città o grandi centri energetici, potrebbe anche dover usare più ordigni oppure sviluppare armi atomiche più potenti come le “boosted“. In alternativa potrebbe accontentarsi dell’esplosione al suolo e del fallout.

Il programma nucleare iraniano è strettamente connesso con gli sviluppi nel campo delle armi chimiche e biologiche e con gli sforzi per migliorare i propri razzi. Nel momento in cui l’Iran avrà un significativo potenziale nucleare potrebbe anche avere un importante comparto missili, missili cruise, velivoli in grado di portare attacchi a lungo raggio — ma potrebbe non avere missili cruise in grado di trasportare testate nucleari. Potrebbe inoltre aver ricostruito gran parte delle sue capacità militari convenzionali.

La sfida attuale del possesso

Come ricordato in precedenza, ci potrebbero essere dei problemi per l’Iran nello scegliere il tipo di armi di distruzione di massa (WMD) da produrre:

  • A meno che l’Iran si doti di satelliti, si ritroverà in difficoltà nel valutare l’impatto di ogni lancio che farà. Anche con i satelliti incontrerà seri problemi nel provare a valutare i danni al bersaglio nel caso di un attacco biologico, chimico o di un fallout.
  • I test per l’affidabilità e la potenza prenderebbero una grande superficie — anche se un ordigno si può testare usando materiale non critico per verificare se la fase d’innesco ed esplosione funzionano.
  • Oltre ai problemi teorici d’esattezza, i missili a lungo raggio sono soggetti ad una certa perdita di precisione a secondo del tipo di testata che montano, oltre agli effetti potenziali del meteo. Combinati col targeting, la progettazione dell’arma, e problemi di affidabilità alcuni lanci potrebbero mancare il bersaglio ed altri colpire bersagli non previsti.
  • Test passati dimostrano che i dati di laboratorio sono sbagliati, anche di un ordine di grandezza (finora sbagliando per eccesso), nel predire la mortalità di un area dopo un attacco. La mortalità dell’attacco di una grande area è difficile da predire, così come lo sono un vento improvviso o le condizioni meteo.
  • Il sistema iraniano C4I (acronimo inglese per Comando, Controllo, Comunicazioni, Computers e Intelligence) non è abbastanza adeguato per controllare i sistemi di lancio. Un falso allarme potrebbe attivare le procedure di “launch on warning” o “launch under attack”. Se l’Iran fosse attaccato preventivamente lo stesso grado d’incertezza si applicherebbe alla sua risposta.
  • L’Iran potrebbe avere uguali problemi nel distinguere le risposte nemiche dagli attacchi di rappresaglia quando gli scontri inizieranno.
  • Per tutte queste ragioni l’Iran potrebbe operare in situazioni d’informazione inadeguata sia nel progettare operazioni che nel condurle. La “nebbia della guerra” potrebbe essere eccezionalmente densa.

Se l’Iran dovesse dotarsi di un ordigno atomico funzionante l’intera regione subirebbe un radicale cambiamento nella percezione dei rapporti di potere. L’Iran probabilmente svilupperà la bomba nello stesso momento in cui si doterà di MRBM (Medium Range Ballistic Missile). Allora sarà in grado di ditruggere ogni area, città o attività della regione, i vicini a sud dell’Iran sono deboli in poche città, ma basta un solo attacco vittorioso per cambiare profondamente le scelte politiche e/o economiche dei paesi attaccati. Lo stesso vale per Israele che ha difese missilistiche limitate, ma sta cercando di rafforzarle, ed è in grado di colpire virtualmente con un grande attacco di rappresaglia tutte le città iraniane con armi atomiche.

Fine parte 2, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 3, qui, si analizzerà il coinvolgimento e gli aiuti di potenze straniere (come Russia, Cina e Nord Corea) al programma nucleare iraniano.

Post

U.S. – Russia: accordo sul nucleare civile

In Politics on 8 July, 2006 by midclass Tagged: , , ,

Bush autorizza un accordo sul nucleare civile con la Russia di Putin; è una svolta storica, è la prima volta che tale accordo viene esteso alla Russia, che permetterebbe alle aziende del nucleare civile americane di esportare il carburante decaduto in Russia e ricoprire di soldi i russi.

La Russia da qualche anno a questa parte si è proposta come “discarica nucleare mondiale”, tentando di sfruttare la sua immensa estensione per immagazzinare i materiali di scarto delle centrali nucleari di tutto il mondo, materiali che possono essere utilizzati per costruire bombe atomiche.

Ma il prezzo di questo patto è politico, in cambio Bush vuole l’appoggio di Putin per fermare le mire nucleari iraniane, Iran che al momento è aiutato proprio dalla Russia nella costruzione di centrali atomiche.

Intanto più di una voce critica si alza per ricordare che il livello di sicurezza degli impianti russi è preoccupante, il sistema di trasposrti è inadatto a muovere grandi quantità di materiale radioattivo e infine il rischio di incidenti è elevato.

Senza contare che non c’è assicurazione del fatto che l’aiuto russo agli U.S. sull’Iran sia davvero completo e concreto.

Per mettere alla prova i russi c’è chi sottolinea che i negoziati per l’accordo prenderanno sicuramente mesi di tempo, se durante quel periodo Putin si opporrà alle iniziative contro l’Iran, nel Congresso si potrebbe creare abbastanza dissenso da bloccare il patto; al contrario un impegno serio di Putin potrebbe facilitarne l’approvazione.

Staremo a vedere, per il momento l’idea di riempire la Russia di Putin con matieriale radioattivo non mi entusiasma per niente…