Internet access in Europa: è davvero l’interventismo la via?

E’ questa la conclusione dell’articolo apparso sul sito del Von Mises Istitute.
La media europea degli accessi internet è appena superiore alla media OCSE.

Tabella accessi internet

Uno dei problemi identificati dalla Commissione Europea è la proprietà delle reti di telecomunicazioni: nei periodi di privatizzazione dei monopoli pubbblici relativi alle telecomunicazioni nessuno si è posto il problema di dividere la proprietà della rete dai gestori dei servizi che sono obbligati ad usarla per arrivare ai loro clienti.

Lo spiacevole risultato è stato un monopolio pubblico traformato in uno privato.

La soluzione prospetta è di dividere ora la proprietà della rete dai fornitori di servizi per incoraggiare la concorrenza, insomma si tenta di rimette i buoi nel recinto dopo aver intascato miliardi per farli scappare.

Quando poi sentirete qualcuno lamentarsi del fatto che nessun privato si arrischia a investire in infrastrutture saprete perchè.

Se dopo aver realizzato la struttura (o acquistata) questa viene dichiarata di importanza strategica e tolta dal vostro controllo (nel momento in cui dovreste riuscire a rientrare degli investimenti tramite la rendita) voi investireste ancora 1 € la prossima volta?

E’ stato l’intervento del regolatore a creare il monopolio, l’intervento del regolatore a renderlo privato, ora l’intervento del regolatore vuole provare una nuova soluzione e rimischiare le carte… quando si capirà che la strada è il free market sarà sempre troppo tardi.

Il velo non va proibito

Leggo su JimMomo che il velo portato dalle donne di religione musulmana sarebbe un simbolo di segregazione e per questo va proibito.

Non posso che dirmi contrario a questo approccio che vede nella rimozione della somma il metodo migliore per cancellare l’addizione; ovvero nella rimozione del velo il modo per migliorare la condizione della donna.

Io credo che lo stato non abbia il potere di decidere il mio abbigliamento, certo questo non può essere vero in assoluto (non posso girare completamente nudo per il centro di Milano), ma è vero quando tenta di modificare le scelte autonome delle persone.

Se una donna decide liberamente di portare il velo, lo stato deve rispettare e tutelare la sua libertà nel farlo, che questo ci piaccia o meno; nel caso in cui una donna venga costretta da parenti o amici a portare il velo lo stato deve intervenire nel tutelare la donna così come già è tanuto a fare nel caso in cui una persona subisca minacce da un’altra.

Molti credono che vietare il velo sia un modo per portare all’emancipazione le donne musulmane, io credo che sarebbe un terribile errore per due motivi:

  1. Se il velo prima era un simbolo religioso, la scelta francese lo ha reso un segno di ribellione, un indumento attraverso il quale potersi sentire parte di una comunità; in poche parole lo ha trasformato in un simbolo identitario.
  2. L’emancipazione è un fatto personale e senza una decisione autonoma, ragionata e capita ogni tentativo di emancipare forzatamente le donne musulmane verrà letto dalle comunità musulmane come una ragione in più per sentirsi “diversi”, o peggio ancora “perseguitati”.

In conclusione, la libertà dal velo, da qualsiasi simbolo, deve essere una scelta personale e autonoma, altrimenti è solo un’altro obbligo travestito da libertà.

La libertà, è libertà di scegliere, se non c’è scelta perchè c’è un divieto, che libertà è?

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /5

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, la seconda qui, la terza qui e la quarta qui.

Il ruolo della Nord Corea

L’aiuto della Nord Corea al programma missilistico dell’Iran è lungo e complesso. la Nord Corea è stata il maggior fornitore di tecnologia missilistica per l’Iran, ma le recenti indagini della comunità internazionale sulle due nazioni può aver limitato la cooperazione. Una stima dell’intelligence datata estate 2005 accusa la Nord corea d’aiutare il programma nucleare iraniano. Un report dell’intelligence riportato dalla Reuters nel luglio 2005 dice:

Alla fine degli anni ’90 iniziò la cooperazione tra le due nazioni, in particolare sul nucleare (ricerca e sviluppo)… C’è stato un significativo avanzamento nelle relationi tra Nord Corea e Iran negli ultimi mesi… Questa cooperazione nucleare è apparentemente cresciuta significativamente negli ultimi anni come dimostra l’arrivo di una delegazione accademica dalla Nord Corea in Iran… Sembra che l’Iran stia facendo passi avanti nel suo programma nucleare sfruttando la conoscenza tecnica della Nord Corea nel campo del nucleare.

Mentre la credibilità di questo report è discussa, alcuni esperti credono sia plausibile. Un esperto iraniano dell’IAEA descrive così il report “.. è credibile. Nessuno sarebbe sorpreso se si rivelasse vero”. Altri esperti sostengono che la Nord Corea può sostituire il network di AQ Khan (del network di AQ Khan ne abbiamo parlato nella parte 3) come rifornitore di tecnologia nucleare per l’Iran.

Più recentemente, è stato scritto che l’intelligence occidentale è preoccupata per la possibilità che la Nord Corea venda plutonio all’Iran, questo potrebbe far sviluppare molto velocemente il programma nucleare iraniano. Si riferiscono alla scoperta di una consegna di 1.7 tonnellate di uranio hexafluoride (utile nel processo d’arricchimento dell’uranio). Notizie stampa sostengono che Iran e Nord Corea stanno trattando per scambiare petrolio e gas iraniano con plutonio nord coreano. La preoccupazione è successiva alla rivelazione che la Nord Corea ha prodotto, secondo stime, 43-53 chili di plutonio, abbastanza per l’uso interno e la vendita all’Iran.

Altre notizie stampa hanno rivelato l’aiuto della Nord Corea nel costruire bunker sotterranei a Tehran per proteggere importanti siti nucleari. Un team di scienziati nord coreani ha visitato Tehran nel 2005 dopo la richiesta della IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) di condurre ricerche per costruire bunker sotterranei atti a ospitare siti nucleari. Il Daily Telegraph quotando “intelligence occidentale” dice che il piano nord coreano era di costruire diversi bunker da 1.000-2.500 metri quadri ciascuno (per un totale di 10.000 metri quadri di spazio). Ognuno di questi bunker è grande abbastanza da ospitare l’equipaggiamento necessario per costruire armi all’uranio.

La Nord Corea ha inoltre aiutato l’Iran nel suo programma missilistico. Il programma Shahab è in stretta dipendenza con lo sviluppo dei missili nord coreani SCUD-B, SCUD-C, Nodong-1, Taep’o-dong-1 e Taep’o-dong-2. Gli ultimi due sono ancora più pericolosi da quando hanno acquistato un raggio d’azione di 3.000-6.000 chilometri così d’arrivare oltre il medio oriente. Inoltre l’Iran finanzia il programma missilistico nord coreano in cambio di tecnologia missilistica e l’opzione di comprare missili. Mentre molti osservatori concordano che gli iraniani Shahab-4 e Shahab-5 non sono ancora operativi, l’avanzamento della tecnologia missilistica della Nord Corea può aumentare il passo dello sviluppo di questi ICBM (InterContinental Ballistic Missile).

Fine parte 5, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 6 “Il ruolo della Cina”.

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /4

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, la seconda qui, e la terza qui.

Il ruolo della Russia

Le relazioni della Russia con l’Iran sono una storia complessa, per cercare di capire il pensiero russo sull’Iran è bene leggere quanto dice Viktor Mizin, Ministro degli Esteri russo:

Per capire la posizione della Russia nei confronti dell’Iran è importante distinguere tre gruppi all’interno dell’elite russa. Il primo supporta la proliferazione, ed è composto dalle persone che formulano la posizione ufficiale della Russia, oltre a scambiare memos con il governo americano.

Poi ci sono i fabbricanti di armamenti che possiamo considerare neutrali. In fine il terzo gruppo rifiuta ogni genere di controllo sull’esportazione o di non-proliferazione. Questo gruppo vede alcuni regimi come invenzioni della pressione di aziende USA sul governo U.S. per escludere da un mercato lucroso come quello degli armamenti le aziende russe. Mentre il primo gruppo sottoscrive tutte le proposte d’azione U.S. il terzo critica la Russia in ragione di queste firme.

Anche l’approccio alla proliferazione è diverso tra U.S. e Russia. Alcuni sotto l’influsso del politically-correct dicono che la proliferazione è pericolosa, ma se andiamo a vedere gli “stati canaglia” sono tutti ex clienti dell’Unione Sovietica: Nord Corea, Libia, Iraq e altri. Al contrario che per gli U.S., lo sviluppo di missili balistici non minaccia le truppe russe all’estero. Inoltre in Russia non esistono gruppi di pressione in grado di influenzare il voto nel parlamento.

Questa è la ragione per cui si sentono sempre parole politicamente corrette al riguardo dell’Iran, semplicemente perchè nessuno si preoccupa del pericolo.

L’Iran è un importante mercato per quel che resta dell’industria degli armamenti russa. Dopo la dissouzione dell’Unione Sovietica molte aziende d’armamenti sono rimaste senza le commissioni del governo, e ora stanno letteralmente cercando clienti all’estero.

Nel gennaio del 1995, l’Iran ha chiuso un contratto da 800 milioni di dollari con la Russia per la costruzione del reattore da 1.000 megawatt a Bushehr. L’accordo prevedeva il completamento dell’opera nel 2005, ma il caso dell’arricchimento dell’uranio del 2002 a Natanz e il reattore ad acqua pesante di Arak hanno suggerito un ulteriore analisi del programma nucleare iraniano. Vladimir Putin ha promesso a U.S. e EU che Mosca non fornirà all’Iran un reattore fino a quando l’Iran non rispetterà le raccomandazioni dell’IAEA. Ciò che preoccupa è che l’Iran userebbe la tecnologia e i reattori forniti dalla Russia per sviluppare il programma nucleare “segreto”.

Nonostante le attività di dissimulazioni iraniane, Mosca e Tehran hanno firmato un accordo sul carburante all’inizio del 2005 e questo spiana la strada per la realizzazione del reattore di Bushehr per la fine del 2006. Putin nel 2005 ha assicurato l’Iran che continuerà a cooperare con il nuovo presidente iraniano Ahmadinejad, e la testa dell’Agenzia per l’Energia Atomica Russa ha annunciato che “Tehran intende costruire altri sei reattori” e la Russia intende essere d’aiuto.

I russi continuano a lavorare al reattore di Bushehr, i negoziati iraniani-russi sul reattore stesso e l’arricchimento dell’uranio continuano tra un rinvio e l’altro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Molti ufficiali russi sono determinati nel fermare l’Iran prima che si doti di capacità nucleari, l’argomentazione è semplice: non è nell’interesse della Federazione Russa avere un Iran armato di armi nucleari a 165 kilometri dal proprio confine.

Queste preoccupazioni si riflettono nelle segnalazioni russe al Consiglio di Sicurezza dell’ONU relative all’Iran e nei negoziati tra Mosca e Tehran. La Russia guida i negoziati nello scoraggiare l’Iran nell’arricchimento dell’uranio. Durante il marzo 2006 Iran e Russia hanno negoziato in più meeting ma l’Iran ha rifiutato la maggior parte delle offerte russe, persino la proposta del 6 marzo 2006 che prevedeva una moratoria sulla produzioni in scala-industriale di uranio arricchito ma ne permetteva lo sviluppo su bassa scala per scopi di “ricerca e sviluppo”. Gli U.S., l’EU e molti esperti in non proliferazione hanno espresso la loro opposizione a questa proposta. La loro argomentazione è questa, se l’Iran riesce a arricchire uranio a bassa scala, il passo successivo, l’arricchimento a scala-industriale, è dietro l’angolo.

Fine parte 4, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 5, qui, si analizzerà il ruolo della Nord Corea nel programma nucleare iraniano.

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /3

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte qui, e la seconda qui.

Aiuti esterni al programma WMD iraniano

Qualsiasi discussione sui programmi CBRN (Chimico, Biologico, Radioattivo,Nucleare) e missilistico iraniano non è completa senza un’analisi degli aiuti provenienti da altre nazioni.

L’Iran ha cercato aiuti dalla Russia, per esempio. Ha cercato di comprare sotto copertura tecnologia per il suo programma nuceare nel libero mercato in Europa, Russia, e prima della rivoluzione anche negli USA. Ha cercato anche di acquisire tecnologie nel mercato nero. Nel caso del Pakistan, la maggioranza delle prove indica che l’Iran è stato contatta nel 1987 dal network di AQ Khan da cui ha ricevuto i progetti per le centrifughe (P-1 e probabilmente P-2).

Ci sono pochi dubbi che l’Iran sia stato aiutato da potenze straniere nel suo programma nucleare – e in minor parte anche nello sviluppo di armi chimiche e biologiche. Già nel 2001 il Dipartimento della Difesa americano scriveva “L’Iran, con aiuto straniero, sta comprando e sviluppando missili a lungo-raggio, già possiede armi chimiche, e sta cercando capacità nucleari e biologiche”.

Sforzi iraniani per acquistare tecnologia e perizia

Un’analisi Europea, intitolata “allarme immediato”, confezionata dall’intelligence di Gran Bretagna, Germania, Francia e Belgio è fuoriuscita sui giornali dopo la decisione iraniana di riprendere le ricerche del suo programma nucleare nel gennaio del 2006. il riassunto dell’analisi è “le prove dimostrano che l’Iran continua intesivamente a cercare tecnologia e know-how per applicazioni militari di ogni genere”. In accordo con il Guardian l’Iran “attraverso una rete di compagnie di facciata, intermediari, istituti accademici sta cercando d’ottenere -nell’Europa occidentale e nell’ex Unione Sovietica- le esperienze e gli equipaggiamenti per il programma nucleare, lo sviluppo missilistico, e lo sviluppo di arsenali chimici e biologici”.

L’analisi aggiunge che l’Iran sta usando intermediari in Azerbaijan e Armenia per ottenere esperienze nella tecnologia nucleare e missilistica da stati dell’ex Unione Sovietica. Come riporta il Guardian l’analisi comprende una lista con più di 200 nomi tra compagnie, uffici governativi e istituzioni accademiche usate per “ricercare armi”.

Il ruolo del Pakistan

Il Pakistan ha aiutato l’Iran nello sviluppare il suo programma atomico, tuttavia non ci sono prove che il governo pakistano sia direttamente coinvolto. E’ dimostrato che AQ Khan e il suo network hanno svolto un ruolo nell’avanzamento del programma nucleare iraniano. Anche se rimane inconfermato, gli U.S. hanno accusato il Dott. Khan di aver fornito all’Iran le centrifughe P-2.

Le indagini di U.S., Francia, Giappone, Gran Bretagna e Russia sull’arrichimento dell’uranio (EHU) negli impianti iraniani provano che l’equipaggiamento è stato comprato dal Pakistan tra gli anni ’80 e ’90. All’inizio del 2005 il Pakistan ha consegnato all’IAEA (International Atomic Energy Agency) strumenti da confrontare con quelli trovati nei siti nucleari dell’Iran. Sia l’IAEA che l’Amministrazione U.S. si sono rifiutati di commentare se sono stati trovati riscontri dal confronto. Molti esperti comunque credono che il Pakistan era la fonte di alcuni progetti relativi a centrifughe e forse strumentazione. Nel 20 agosto 2005, diplomatici dell’IAEA dichiararono che le tracce di arricchimento dell’uranio (EHU) nelle centrifughe di Natanz non derivavano da esperimenti iraniani, ma da strumentazioni fornite dal Pakistan. Il governo dell’Iran confermò che “la fonte della contaminazione non è connessa all’Iran… Siamo sicuri che la fonte non è interna”.

Il gruppo di esuli iraniani, NCRI, sostiene che AQ Khan ha trasportato in Iran una piccola quantità di uranio arricchito (EHU),ma l’NCRI sostiene che la quantità era troppo piccola per produrre armi atomiche. In accordo con un report del settembre 2005 dell’IAEA, le ispezioni hanno trovato traccia di uranio pronto per fabbricare ordigni su equipaggiamenti importati dal Pakistan. Questi equipaggiamenti, come dice il rapporto, sono stati comprati sul mercato nero – presubilmente dal network di AQ Khan.

Non è importante soltanto sapere cosa il Pakistan ha offerto all’Iran, ma è anche importante sapere che la produzione di uranio arricchito (EHU) non viene dal programma nucleare iraniano – questa sarebbe stata una prova del programma nucleare iraniano. Nessuno al di fuori del Pakistan ha parlato con AQ Khan per sapere il tipo d’aiuto che ha fornito all’Iran in opposizione al governo Musharaf. Il Presidente Preverez Musharaf era preoccupato che consegnando AQ Khan a IAEA, americani o europei poteva mettere in pericolo la sicurezza nazionale del Pakistan.

Nel 10 marzo 2005, comunque, il governo pakistano ha amesso che AQ Khan ha venduto all’Iran materiale d’importanza cruciale per l’arricchimento dell’uranio. Il Ministro dell’Informazione pakistano ha detto che AQ Khan ha “dato alcune centrifughe all’Iran… Ha aiutato l’Iran con le sue personali capacità, e il governo pakistano non ha nulla a che vedere con questo”. Rashid Ahmed ha aggiunto “Si, abbiamo dato il sistema di centrifughe all’Iran. Si, il Dr. Khan ha dato all’Iran questa tecnologia”.

Bukhary Sayed Tahir – un’affiliato al network di AQ Khan – ha ammesso di aver venduto all’Iran tre centrifughe avanzate a metà degli anni ’90. Gli U.S. temono che questo modello possa essere usato per costruire migliaia di centrifughe P-2, questo significa un avanzamento del programma nucleare iraniano rispetto a dove si crede sia ora. Questo sembra contraddire i proclami iraniani in cui dicevano che nel 1987 AQ Khan ha fornito loro le illustrazione delle centrifughe P-2 ma non i progetti. L’intelligence degli U.S. non si fida delle dichiarazioni di Tahir; quest’ultima dcichiarazione contraddice sue dichiarazioni precedenti e le dichiarazioni di altre persone appartenenti al network.

C’è ancora molto da scoprire sull’aiuto del Pakistan all’Iran, e anche se agli ispettori dell’IAEA fosse fornito pieno accesso è difficile pensare che possano ricostruire per intero la storia degli aiuti; resta oscuro anche l’utilizzo che l’Iran ha fatto degli aiuti e delle apparechiature nel suo programma nucleare o per costruire armi con il suo materiale fissile.

Fine parte 3, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella prossima parte (parte 4, qui) si continuerà ad analizzare il ruolo di altre potenze, sarà la volta della Russia.

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /2

Continua la traduzione di ” “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf) del CSIS.

La prima parte è qui.

Incertezza nel prevedere la dottrina e le capacità nucleari dell’Iran

Ci sono pochi dati disponibili sui bersagli e sulla dottrina nucleare iraniana e anche quelli conosciuti non è detto siano validi per il futuro. Lo stesso vale per i piani studiati per contrastare lo sviluppo atomico dell’Iran. E’ facile speculare sul lungo periodo cosa potrebbe fare l’Iran con armi atomiche, ma è impossibile determinare con quanta aggressività l’Iran sfrutterebbe la sua supremazia atomica per minacciare e intimidire i suoi vicini, o far pressione sull’occidente. Per capire gli obbiettivi e i metodi iraniani servono più informazioni di quelle che si hanno.

Il rischio che l’Iran si doti dell’atomica senza avere piani precisi

E’ anche possibile che l’Iran sia così concentrato sugli sforzi per ottenere l’atomica da non aver ancora sviluppato piani precisi sul suo possesso. Non c’è modo di sapere se l’Iran sceglierà un uso dell’atomica come deterrente o come mezzo di pressione politica. Non si sa se sceglierà una dottrina nucleare aggressiva sviluppando piani “launch on warning” e “launch on attack” (ne abbiamo parlato nella prima parte) o ne consideri l’uso come ultima spiaggia.

Qualunque sia l’ordigno nucleare di cui si doterà l’Iran, sarà sufficiente per distruggere qualsiasi bersaglio, area o città del medio oriente se il mezzo di trasporto è abbastanza accurato. Le armi nucleari si differenziano molto nella loro potenza, e se il sistema di trasporto è inaccurato l’Iran sarà costretto a puntare grandi bersagli come città o grandi centri energetici, potrebbe anche dover usare più ordigni oppure sviluppare armi atomiche più potenti come le “boosted“. In alternativa potrebbe accontentarsi dell’esplosione al suolo e del fallout.

Il programma nucleare iraniano è strettamente connesso con gli sviluppi nel campo delle armi chimiche e biologiche e con gli sforzi per migliorare i propri razzi. Nel momento in cui l’Iran avrà un significativo potenziale nucleare potrebbe anche avere un importante comparto missili, missili cruise, velivoli in grado di portare attacchi a lungo raggio — ma potrebbe non avere missili cruise in grado di trasportare testate nucleari. Potrebbe inoltre aver ricostruito gran parte delle sue capacità militari convenzionali.

La sfida attuale del possesso

Come ricordato in precedenza, ci potrebbero essere dei problemi per l’Iran nello scegliere il tipo di armi di distruzione di massa (WMD) da produrre:

  • A meno che l’Iran si doti di satelliti, si ritroverà in difficoltà nel valutare l’impatto di ogni lancio che farà. Anche con i satelliti incontrerà seri problemi nel provare a valutare i danni al bersaglio nel caso di un attacco biologico, chimico o di un fallout.
  • I test per l’affidabilità e la potenza prenderebbero una grande superficie — anche se un ordigno si può testare usando materiale non critico per verificare se la fase d’innesco ed esplosione funzionano.
  • Oltre ai problemi teorici d’esattezza, i missili a lungo raggio sono soggetti ad una certa perdita di precisione a secondo del tipo di testata che montano, oltre agli effetti potenziali del meteo. Combinati col targeting, la progettazione dell’arma, e problemi di affidabilità alcuni lanci potrebbero mancare il bersaglio ed altri colpire bersagli non previsti.
  • Test passati dimostrano che i dati di laboratorio sono sbagliati, anche di un ordine di grandezza (finora sbagliando per eccesso), nel predire la mortalità di un area dopo un attacco. La mortalità dell’attacco di una grande area è difficile da predire, così come lo sono un vento improvviso o le condizioni meteo.
  • Il sistema iraniano C4I (acronimo inglese per Comando, Controllo, Comunicazioni, Computers e Intelligence) non è abbastanza adeguato per controllare i sistemi di lancio. Un falso allarme potrebbe attivare le procedure di “launch on warning” o “launch under attack”. Se l’Iran fosse attaccato preventivamente lo stesso grado d’incertezza si applicherebbe alla sua risposta.
  • L’Iran potrebbe avere uguali problemi nel distinguere le risposte nemiche dagli attacchi di rappresaglia quando gli scontri inizieranno.
  • Per tutte queste ragioni l’Iran potrebbe operare in situazioni d’informazione inadeguata sia nel progettare operazioni che nel condurle. La “nebbia della guerra” potrebbe essere eccezionalmente densa.

Se l’Iran dovesse dotarsi di un ordigno atomico funzionante l’intera regione subirebbe un radicale cambiamento nella percezione dei rapporti di potere. L’Iran probabilmente svilupperà la bomba nello stesso momento in cui si doterà di MRBM (Medium Range Ballistic Missile). Allora sarà in grado di ditruggere ogni area, città o attività della regione, i vicini a sud dell’Iran sono deboli in poche città, ma basta un solo attacco vittorioso per cambiare profondamente le scelte politiche e/o economiche dei paesi attaccati. Lo stesso vale per Israele che ha difese missilistiche limitate, ma sta cercando di rafforzarle, ed è in grado di colpire virtualmente con un grande attacco di rappresaglia tutte le città iraniane con armi atomiche.

Fine parte 2, continua…
Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

Nella parte 3, qui, si analizzerà il coinvolgimento e gli aiuti di potenze straniere (come Russia, Cina e Nord Corea) al programma nucleare iraniano.

Nucleare Iran: opzioni per sanzioni e attacchi militari /1

Su consiglio di Silendo ho letto il report del CSIS (Center for strategic & International Studies) dal titolo “Iranian Nuclear Weapons? Options for Sanctions and Military Strikes” (qui file .pdf).

Per tutti gli interessati che non hanno tempo di leggersi le 54 pagine della pubblicazione, o che non conoscono l’inglese, ho tradotto e in parte riassunto il report.

A tutti gli altri consiglio la lettura integrale.

Introduzione

Un Iran dotato di armi nucleari è un fattore di destabilizzazione per tutta l’area del Golfo e spingerebbe sicuramente Israele, e probabilmente Pakistan e India ad attrezzarsi per un possibile attacco, anche se uno scontro è improbabile.

Ogni azione possibile, dalle sanzioni all’intervento militare contro l’Iran, non assicurano la certezza di una stop al programma nucleare e il grado di successo di queste iniziative è legato anche all’evolversi della situazione politica interna iraniana.

Che tipo di potenza nucleare sarà l’Iran?

Non è ancora chiaro a cosa asprira il regime iraniano, potrebbe fermarsi giusto ad un passo dalla costruzione di una bomba nucleare per non incorrere in ritorsioni ma avere comunque il potere di deterrenza dato dalla possibilità di costruire arsenali nucleari in breve tempo.

Non è chiaro neanche il tipo di bombe, di razzi, di tattica militare che intende sviluppare, ad ogni scelta corrisponde una risposta diversa da parte dei vicini dell’Iran nella regione e degli U.S., oltre che d’Israele.

Opzioni iraniane per evitare un attacco degli USA o di Isreale, o per apparire in accordo con le richieste dell’ONU o della EU.

  • Far credere d’aver sviluppato armi atomiche.
  • Fermarsi per far credere di aver accettato le richieste, ed intanto migliorarsi nell’inganno e nella dissimulazione.
  • Fermare la maggior parte delle ricerche tranne quelle che consentono lo sviluppo di armi termonucleari. Quando la produzione riprenderà si ritroverà con armi più letali e che richiedono meno materiale fissile.
  • Sviluppare le capacità di produrre armi, senza passare alla fase di produzione vera e propria. Sviluppare tutto il sistema che porta ad ottenere la bomba atomica, come simulazioni e catena di produzione, è un ipotesi allettante fino a quando non si produce la bomba.
  • Sviluppare segretamente piccoli centri di produzione sotterranei. Acquisire lentamente la capacità di produrre e immagazzinare armamenti.
  • Test segreti della bomba usando come copertura un terremoto (usando un’atomica a potenziale ridotto); test in superficie come prova delle capacità nucleari dell’Iran.
  • In apparenza cancellare tutti i programmi nucleari ambigui, e attendere fino a quando i reattori nucleari civili e le tecnologie nucleari non dipendono più da rifornimenti esteri, a questo punto usare parte della potenza nucleare per produrre Plutonio. In sintesi si tratta d’usare il Trattato di Non Proliferazione (NPT) per proliferare.
  • Assemblare un numero limitato di dispositivi atomici senza renderlo pubblico. La strategia una “bomba in cantina” permette di realizzare test quando serve provare la sua esistenza e di usare bombe atomiche in attacchi sorpresa; può essere usata nello sviluppo di stategie segrete d’attacco o per continuare lo sviluppo.
  • Schierare missili Shahab con testate convenzionali e creare un sistema “lancio sotto allarme/lancio sotto attacco” mixato con capacità di mobilità e difesa. Montare armi di distruzione di massa (da ora in poi WMD) nelle testate dei missili quando il sistema è pronto. In alternativa, armare segretamente alcuni missili dopo che gli Shahab e le testate sono pronte e/o equipaggiarsi con un sistema di difesa come l’ SA-400. Combinare Shahab con unità aeree e unità marine di missili Cruise per creare forze autosufficienti. Annunciare capacità nucleari una volta che la forza autosufficiente di rappresaglia sono pronte o contare sull’ambiguità nucleare.
  • Smettere di sviluppare una forza minima di deterrenza e incominciare una corsa agli armamenti nucleari per arrivare al livello di altre forze nucleari della regione come Israele–per quanto riguarda il numero di bombe.
  • Contare sulla capacità di colpire un’area o svilupparla al meglio.
  • Schierare gli Shahab come missili convenzionali, e dargli la possibilità di essere nascosti, o organizzarli con un adatto sistema d’avvertimento, di comando e di controllo così da poterli “lanciare sotto allarme” (“launch under warning”, da ora LUW) o “lanciare sotto attacco” (“launch under attack”, da ora LUA). Può convertire “instantaneamente” parte delle sue forze aeree ad uno stato di LUW o LUA semplicemente armandole con armi nucleari e mettendole in allerta. Anche schieramenti nucleari come questi possono avere un grande potere deterrente sia su Israele che sugli USA, e possono provocare grandi danni a qualsiasi Stato del Golfo o a qualsiasi impiato energetico dell’area.
  • Schierare satelliti per migliorare il targeting e la valutazione del danno.
  • Sviluppare piccole armi,e/o armi radioattive, per trasferirle agli estremisti e/o ad organizzazioni sotto copertura. Usare la minaccia del trasferimento come elemento di deterrenza, colpire obbiettivi in modo che negare il coinvolgimento abbia qualche grado di credibilità, o usare il trasferimento di armi come aiuto agli attacchi o per scopi di rappresaglia.

L’opzione “CBR”, con o senza “N”

(CBRN è l’acronimo inglese per Chimico,Biologico,Radioattivo,Nucleare NdT)

E’ impossibile non considerare l’ipotesi che l’Iran possa sviluppare armi biologiche (più comunemente chiamate armi batteriologiche) in seguito ad uno stop al suo programma nucleare, ne si può escludere che non stia sviluppando un programma di armi biologiche in parallelo con il suo programma nucleare. Potrebbe anche scegliere di sviluppare “armi radioattive” (tipo la “bomba sporca” NdT). queste armi possono essere di 3 tipi–tutte possono essere usate con armi chimiche e biologiche.

  • Il primo tipo sarebbe una “bomba sporca realizzata usando materiale fissile contaminanto o a basso livello d’arricchimento, avrebbe basso potenziale e minor produzione di calore, ma produrrebbe ancora dai 3 ai 5 kilotons, inoltre avvelenerebbe efficacemente una città se scoppiasse vicino al suolo. Un ordigno del genere riduce i problemi di progettazione e realizzazione che si incontrano nel creare bombe nucleari pulite ed efficienti.
  • Il secondo tipo l’uso di una bomba non testata, o non affidabile, o montata su un missile impreciso e farla detonare vicino al suolo in modo che le radiazioni compensino gli errori di produzione o l’imprecisione del missile.
  • Il terzo tipo è l’uso di materiale radioattivo in forma liquida o di micro-polvere come arma non convenzionale. E’ molto difficile ottenere un’alta mortalità da un’arma del genere, e sicuramente l’uso di armi biologiche sarebbe più pesante e mortale. Avrebbe comunque la capacità di contaminare una zona chiave e di creare il panico.

Mentre USA e Russia hanno rifiutato di sviluppare armi radioattive perchè riescono a controllare con precisione la potenza delle loro atomiche, questa opzione potrebbe essere attrente in Iran. Come nel caso di armi chimiche e biologiche, la possibilità che l’Iran si doti di qualsiasi tipo di arma nucleare accresce il suo potere d’intimidazione sui suoi vicini.

L’Iran può trasportare armi chimiche, biologiche e nucleari sui suoi bombardieri, attraverso viaggi segreti o con i missili. Può usare missili Scud e gli Shahab-3 possono raggiungere virtualmente tutte le città della regione comprese alcune città dell’Arabia Saudita. Gli Shahab-3 probabilmente hanno un carico troppo ridotto e sono troppo imprecisi per essere usati con testate convenzionali, ciò non siginifica che non si possa fare, il massimo impatto militare si ha soltanto se vengono usati per trasportare armi di distruzione di massa. L’Arabia Saudita è spaventata che l’Iran passi ad alcuni gruppi anti-sauditi WMD.

Fine parte 1, continua…

Se ci sono errori di traduzione o di italiano segnalateli e verranno corretti.

La parte 2 la trovate qui.

From UE to Italia: bisogna cambiare la golden share

La commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia europea, motivo?
I poteri della golden share italiana violano il trattato CE costituendorestrizioni ingiustificate alla libera circolazione dei capitali e al diritto di stabilimento.

Per entrare più nello specifico:

Il trattato consente eccezioni per ragioni di ordine pubblico, sicurezza pubblica, salute pubblica e difesa; pertanto l’obiettivo di proteggere alcune attività economiche può essere accettabile in casi specifici. La Commissione giudica però eccessivo l’uso dei poteri speciali previsti dalla normativa italiana per raggiungere tali obiettivi. Ritiene che i criteri per l’esercizio di questi poteri sono vaghi e di portata indeterminata e pertanto danno alle autorità ampi poteri discrezionali nel giudicare i rischi per gli interessi vitali dello Stato. Ritiene inoltre che le preoccupazioni d’interesse pubblico (vale a dire garantire la fornitura di alcuni servizi d’interesse generale) avrebbero potuto essere prese in considerazione mediante disposizioni alternative meno restrittive.

Se non sapete cos’è la golden share date un’occhiata qui; in Italia la golden share riguarda ENEL, ENI, Telecom Italia, Finmeccanica.

Speriamo che alle parole di Bersani ci sia un seguito, magari abolendo la legge.

Dal 2007 in Slovenia si paga in Euro

Dopo Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna il 13° paese che aderirà alla zona euro è la Slovenia.

Il 1 gennaio 2007 il tollar, moneta locale slovena, verrà rimpiazzato con l’euro; per fissare il tasso di cambio si riuniranno l’11 luglio i ministri delle finanze europei.

Per adesso possiamo vederci i disegni che verranno stampati sul lato nazionale per la Slovenia.

Gli euro italiani restano comunque i più belli, e non lo dico per amor di Patria.

Gli ebrei sono responsabili dell’AIDS e della SARS

Si, avete letto bene, secondo Mohammad Ali Ramin consigliere del presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad, gli ebrei sono responsabili di questo e di molto altro ancora.
Sono resonsabili dell’AIDS per fermare l’attrattiva della rivoluzione Iraniana e della SARS per nascondere gli insuccessi, che insuccessi non sono, di USA e Gran Bretagna in medio oriente.

Questa è solo una parte della pazzesca, è il caso di dirlo, relazione su un incontro svoltosi il 9 giugno alla Gilan University a Rasht in Iran con ospite il già citato consigliere presidenziale iraniano, Mohammad Ali Ramin.

Grazie al MEMRI possiamo leggere e rimanere increduli, riporterò solo una sintesi, anche se il documento merita di essere letto per intero.

“Historically, there are many accusations against the Jews. For example, it was said that they were the source for such deadly disease as the plague and typhus. This is because the Jews are very filthy people. For a time people also said that they poisoned water wells belonging to Christians and thus killed them”

Gli ebrei “storicamente” sono la causa della peste e del tifo, questo perchè sono persone “ripugnanti”, inoltre avvelenavano i pozzi dei cristiani per ucciderli.

“When the Islamic Revolution of Iran succeeded and attracted many people around the world, including Christians, the AIDS epidemic came about, and fear again overtook the world. After the September 11 attacks, the deadly epidermis broke out, which was destroyed when the U.S. invaded Afghanistan. On the eve of the invasion of Iran, SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) illness broke out, but disappeared after the invasion”

“Nobody Asks How a Bird That had the Flu Could Fly From Australia to Siberia”

L’AIDS ha ostacolato la Rivoluzione Islamica iniziata in Iran perchè la gente aveva paura di girare il mondo (!!!), mentre la SARS è scoppiata alla vigilia dell’invasione dell’Iran (?).

Inoltre l’influenza aviaria è un complotto per spostare l’attenzione dal medioriente e per manovrare i prezzi del pollame.

Poi c’è anche una grande parte di assurdità sull’olocausto e il periodo dell’immediato dopoguerra, del tipo che Israele fu creato perchè USA e Europa sono cristiane e odiano gli ebrei, per questo li hanno cacciati.

Ci sarebbe da piegarsi dalle risate, se non fosse che l’Iran si stia dotando di armi nucleari e con consiglieri come questi, senza contare il presidente stesso, non so veramente quello che potrebbe succedere.

L’articolo completo lo trovate sul MEMRI. 

Aerei: black list completa dell’Unione Europea

Ecco la lista completa delle compagnie aeree considerate non idonee secondo gli standard di sicurezza europei.

Il file è in .pdf, potete scaricarlo qui.

Per tutti quelli che stanno progettando vacanze, o un last minute è sempre utile dare uno sguardo alla lista, in modo particolare se si viaggia in direzione Africa.

Ricerca embrioni: perchè dico no all’appello di Ideazione

Apprendo da Walking Class l’esistenza di un “Appello ai parlamentari europei” promosso da Scienza & Vita, Universitas University, SAluteFEmminile, Magna Carta, Medicina e Persona, Movimento per la Vita, Fondazione Ideazione dove si chiede ai deputati del Parlamento Europeo di votare “contro il finanziamento europeo sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali“.

Le motivazioni principali dell appello sono due:

  • In Italia la ricerca sugli embrioni è vietata dalla legge 40, questo implica che l’Italia e il governo italiano devono rispettare le proprie leggi anche a livello europeo.
  • Ogni Stato deve poter decidere la dsestinazione dei fondi versati all’Unione Europea.

Sono due motivazioni valide e concrete, ma che non posso sottoscrivere, pur condividendono in parte la base d’impostazione, e ora vi spiego il perchè.

Primo: in Italia la ricerca su embrioni è vietata, ma questo ci da il diritto di bloccare i fondi europei per tutti quei paesi in cui la ricerca è consentita? si può dire una scelta liberale ostacolare le libere scelte di altri cittadini europei perchè queste contrastano con le nostre convinzioni o con le nostre scelte legislative nazionali?

Secondo: riportare le competenze dei finanziamenti europei sotto lo stretto controllo nazionale significa implicitamente decretare la morte dell’attuale Unione Europea; basti pensare di applicare questo metodo al bilancio europeo (sussidi agricoli, rimborso inglese tema di scontro nell’ultimo bilancio EU tra Chirac e Blair) per capire che formalizzare la questione e proporla al parlamento europeo, seppur limitata ad un singolo caso, equivale a dire “voi non ci servite, tornatevene a casa” su cui sono in larga parte daccordo, ma solo se è detto all’interno di una politica volta a riformare dalla base il sistema europeo di spesa e bilancio e non giusto quando serve a dare un po’ più peso alle proprie posizioni.

Questi sono i due principali motivi “di forma” che mi fanno dire no all’appello promosso da Ideazione, Scienza & Vita… in più c’è una convizione politica: io al referendum andai a votare e furono 4 sì.

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